domenica, ottobre 29, 2017

Il mondo visto dalla formica

Come forse il lettore saprà, io non possiedo automobili, ho una vecchia motoretta, una bici e le scarpe. Cammino parecchio per necessità e perché mi piace, vado in bicicletta e raramente in motoretta. Di conseguenza "vivo" la città con una modalità che ormai sembra sconosciuta alla maggior parte delle persone, ovvero a passo d'uomo, ad altezza d'uomo, a misura d'uomo.

Le persone sono condizionate dai loro impegni, si alzano alla mattina e devono correre di qua e di la. Lo fanno in automobile e la conseguenza è che la città è fatta di due elementi fondamentali, gli spazi chiusi negli edifici dove "vivono" le persone e gli spazi aperti dove dominano le auto, i furgoni, gli autobus, insomma i veicoli a motore, le macchine. Tanto che sono parecchi anni che i nuovi palazzi non hanno più i vani per i negozi al piano terra e in compenso hanno quanti più box possibile ai piani interrati, l'esatto contrario di quello che si faceva quando ero bambino. Il risultato è ugualmente deprimente, i nuovi insediamenti nascono già come bunker nel deserto dove la sera non trovi un'anima in giro, tranne quelli col cane e i quartieri del boom economico, soffocati dalle auto, coi negozi chiusi o in decadenza o popolati dai "nuovi italiani", danno quell'aria di civiltà alle battute finali.

Ripeto, non esiste più la facoltà di "vivere" gli spazi aperti e questo ha delle ricadute evidenti sia nella forma della città che nelle attività che vi si svolgono. In sostanza viviamo in un incrocio tra un deserto e una discarica, inaccessibile e invivibile, chiusi dentro bunker corazzati e climatizzati, con l'aria filtrata, come se ci fosse stata veramente la guerra atomica. Usciamo dai bunker per chiuderci dentro un carro armato e andare dentro un altro bunker, trattenendo il fiato, rintronandoci di suoni, evitando di guardare fuori il più possibile.

La cosa paradossalmente viene sottolineata dalle "oasi" come i parchetti o le piste ciclabili. I primi vengono presi d'assalto nei weekend da torme di persone che cercano di sfogarsi in modo più o meno esagerato, si va dal pazzoide vestito da astronauta che fa su e giù nei sentierini con la mountain bike alla truppa di "runners" che fanno il giretto scrutandosi l'un l'altro. Le piste ciclabili sono una presa in giro perché sono ricavate da spazi che non ci sono, con un tratto di penna su una mappa, senza curarsi della loro utilità nel collegare un posto ad un altro, senza preoccuparsi se si interrompono senza ragione. Il risultato che vengono semplicemente ignorate, righe per terra senza senso.

I peggiori però sono quelli col maledettissimo cane.
A parte l'onnipresente odore di piscio, perché durante la settimana il cane lo portano sotto casa, stamattina sono andato al parco e, sceso dalla bici per parlare con mio fratello, pur stando attento, pur rimanendo coi piedi sul sentierino, sono passato con la ruota davanti e quella dietro sopra l'inevitabile merda di cane, che doveva essere nascosta nell'erba a lato. Non una merdina, per inciso, viste le condizioni della ruota. Per cui anche il parchetto è invivibile e inaccessibile, gli stradini e i sentierini sono presidiati dai pazzoidi che sfrecciano con le mountain bike o corrono in branchi come se non ci fosse un domani, i prati sono invasi dai cani che, quando non si azzuffano, cacano e pisciano sotto lo sguardo compiaciuto dei loro "pseudo-genitori".

Questo pensavo tempo fa quando l'assessore e il sindaco (la sindaca) mi raccontavano del milioncino che spenderanno per allungare la "pista ciclabile" che verra usata come posteggio e finirà contro un muro o ad un incrocio, per rifare il giardinetto tra la scuola e casa mia e per fare contenti i "commercianti" taglieranno dei cespugli che nessuno cura e pulisce. Non sapete di cosa state parlando, i "nuovi italiani" sopra le biciclette rubate e i vecchietti, che mi dicono comprano le biciclette dai "nuovi italiani", vanno sul marciapiede. I giardinetti saranno coperti di merda e piscio di cane, i bambini non ci entreranno mai perché è pericoloso uscire di casa. I negozi chiudono perché la clientela passa in macchina e non si ferma, nemmeno li vede, i negozi, ormai la roba la compri via Internet oppure andando in macchina al mega-centro-commerciale, corazzato, climatizzato, filtrato, col mega-parcheggio.

Infine, mi è capitato di dovere andare a piedi dal paese X al paese Y per un totale di sei o sette chilometri. Appena si esce dall'abitato finiscono i marciapiedi. Non è contemplata l'idea che qualcuno possa camminare da qui a li. Se volesse usare la bicicletta, tocca mescolarsi con il traffico, i cui guidatori non concepiscono che qualcuno possa usare la bicicletta per andare da qui a li. Ci sono anche dei tratti di strada che, pur essendo strada urbana, nei fatti funziona come una superstrada o una tangenziale, con tanto di rampe di accesso e uscita. Strade che sono impossibili da attraversare e che percorrere a piedi o in bicicletta significa rischiare la pelle. Dove sono i centri commerciali? Esattamente li, a lato di quelle stradone, quindi nemmeno la spesa puoi andare a fare a piedi o in bicicletta, nonostante le suddette piste ciclabili che nascono nel nulla e muoiono inaspettatamente e i ridicolissimi ponti d'acciaio sospesi sul deserto della periferia.

27 commenti:

  1. Ottima descrizione, molto realistica. Aggiungo solo che il "panorama" che descrivi sta debordando dalle città. Dilaga.

    Permettimi di suggerirti questa nel tentativo di donarti un momento di buon umore. Avvertimento: è riso amaro.

    RispondiElimina
  2. Questo è un articolo prezioso. Ma siamo in pochi a capirlo. Siamo gli ultimi. È lecito sperare, comunque, avere un barlume di pensiero positivo? Ecco insieme a noi mi auguro i cani spariscano dalla faccia della terra. Le loro merde, il loro piscio sull'asfalto, ma soprattutto il loro abbaiare beota dietro un giardino in cui nessuno li considera. Ecco, nemmeno la soddisfazione di poter dire di fare la guardia hanno. Abbaiano per abbaiare, una grata di ferro a dividerli dal mondo, maledetta tortura cinese per noi mohicani di un quartiere "residenziale" dove questi stupidi quattrozampe diventano surrogati di bambini italiani che non nasceranno mai.
    Ps non prendertela con i runners dai, non facciamo male a nessuno.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No, esiste una differenza tra fare sport e partecipare ad un rito, una cerimonia. I "runners" contemporanei sono eccessivi come tutto il resto, nel bene e nel male. Stamattina, prima di dovere ingegnarmi a togliere la merda dalle ruote della bici, ho notato che al parco c'era un padiglione presso il quale si ritrovano i "runners" tutti con la stessa maglietta e poi partono divisi in grupponi di una trentina di gaglioffi/e, guardando bene di non inquadrarsi in due file ma in una gregge cosi occupano tutto lo spazio della stradina facendosi largo a gomitate. Il problema è che manca lo spazio sia fisico che metafisico dove potere vivere, siamo pressati come sardine.

      Il pensiero positivo io ce l'avrei ma, cosi come tanti altri problemi, la soluzione richiederebbe un'altra guerra mondiale o un cataclisma immane che faccia piazza pulita di quello che c'è, case, cose, abitudini, balle che ci raccontiamo e persone col cervello devastato.

      Io leggo che Milano è il "faro" della "crescita" italiana e quando si fanno questi ragionamenti si citano aberrazioni come EXPO o piazza Gae Aulenti con i grattacieli degli emiri e delle banche. In realtà Milano andrebbe rasa al suolo e ricostruita e lo stesso bisognerebbe fare per tutta la Lombardia, intesa come sistema con le sue varie componenti. Perché quello che esiste è venuto su senza un minimo di progetto, guidato solo da speculazioni e crescita caotica e più meno casuale del "boom economico". Sia da un punto di vista infrastrutturale che abitativo che antropologico.

      Ma la teoria è che il caos e la invivibilità siano cose belle e buone, araldi del Mondo Nuovo.

      Elimina
    2. > soprattutto il loro abbaiare beota dietro un giardino in cui nessuno li considera

      L'abrutimento sonoro di questo mondo che di orribile ne ha pure troppo.

      Elimina
    3. Va bene anche con due bi, abbruttimento.

      Elimina
    4. Secondo me le tonellate di feci che ricoprono la città sono un problema un po' più serio dell'abbaiare. La ragione è ovvia, mentre allo "pseudo-genitore" non importa niente se il "cane-figlio" caca e piscia sulle cose di tutti, perché sono cose di nessuno, l'abbaiare infastidisce anche lui di solito e quindi non è la situazione normale. Tranne il caso dei geni che lasciano il cane da solo in casa tutto il giorno.

      Elimina
    5. Il cane-figlio.
      Certe persone andrebbero interdette...

      Elimina
  3. Il tragitto in tangenziale era la cosa peggiore del vecchio lavoro. Con i mezzi pubblici un viaggio della speranza, in auto forse anche peggio

    La bicicletta la detesto, camminare lo preferisco ma per forza di cose si riduce a tragitti brevi o alla passeggiata rilassante del fine settimana

    Ti prego vieni a Roma e rivaluterai gli spazi che hai ora a disposizione.
    Questa città e satura, la superficie entro il GRA non ci contiene più. É anarchia.
    La odio questa città...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Milano qui si intende il Comune di Milano che è tecnicamente altra cosa rispetto a tutti gli altri Comuni che gli stanno attorno e che costituiscono la "area metropolitana". Mi sa che invece Roma ha dei "municipi" che si intendono come quartieri di Roma e di conseguenza è molto più grande di Milano.
      Pensa che il mio Comune confina con Milano a Sud e con Monza a nord-est e Monza fa provincia a parte.

      Comunque la diatriba Roma-Milano è vecchia come il mondo. Sono due contesti completamente differenti. Tralasciando gli aspetti ovvi riguardo clima ed economia, a Milano non sono mai esistiti spazi aperti usati come luogo di ritrovo, tipo le scalinate o le piazze di Roma. A Milano tradizionalmente ci si incontra in luoghi chiusi, come i caffè, le case vecchie erano chiuse verso l'esterno ed avevano un giardino interno, dove si svolgeva la vita sociale degli abitanti. Da un punto di vista urbanistico/architettonico questo ha significato che gli unici spazi aperti erano le strade e che c'era una separazione netta tra aperto e chiuso.
      La cosa si è aggravata mano a mano che è diventato impossibile vivere la strada come luogo "umano" per via del traffico.

      L'anarchia non dipende dalla città, dipende dagli abitanti.

      Elimina
    2. Ah, la tangenziale di Milano ha diverse tariffe a seconda del tratto ma è tutta a pagamento. Il giro completo l'ultima volta che ho guardato costava tipo 16 euro.

      Elimina
  4. Un mondo sempre più artificiale.
    In questa frazione ci sono ormai più cani che persone.
    Segno dell'incapacità di vivere (la solitudine).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il mondo non è troppo artificiale, è artificiale nella maniera sbagliata.

      Come scrivevo da Gaia, che il nostro mondo sia concepito a nostra immagine invece che ad immagine della "natura" è cosa buona e giusta, perché anche il concetto di "natura" è un prodotto umano.

      Il guaio non è che il nostro mondo sia "innaturale", il guaio è che, paradossalmente, non è un mondo sano per gli umani, è un mondo perversamente concepito per l'utile di pochi e il danno di molti. La perversione sta sia nel concetto generale in se che nel metodo con cui si "vende" alla gente ignara, che vive nella convinzione che questo sia l'unico e il migliore dei mondi possibili.


      Elimina
  5. Tu per forza, ma proprio per forza devi abitare presso Monza ? Voglio dire, potresti valutare la possibilità di cambiare aria ?
    Ho constatato di persona che in termini di ciclabilità, una città davvero virtuosa è Lodi. Come saprai benissimo, si trova in bilico tra città e campagna. Ed è una bella campagna. Le piste ciclabili sono nuove, serie, ampie, asfaltate e si diramano dal centro verso i campi e i paesi circostanti per chilometri senza interruzioni. Si entra/esce da Lodi placidamente in bici senza passare vicino capannoni o aree commerciali disumane, semplicemente oltrepassando un vecchio ponte.

    Lodi ha una piazza quadrata medievale che è semplicemente splendida, e l'atmosfera che si respira mi è piaciuta.

    Inoltre, hai mai pensato di fare un viaggio in bici ?
    Qualcosa anche di due, tre giorni. Che so, lungo la ciclabile del Po ? Questi viaggi, anche brevi, aiutano molto a evadere. E quando torni, sei certo di aver impiegato bene anzi benissimo il tempo fuggevole della vita.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se dovessi trasferirmi lontano da tutti sceglierei di avvicinarmi ai monti piuttosto che alla pianura. Più "scendi" più fa caldo, ci sono le zanzare e d'inverno la nebbia.

      Elimina
    2. 20 minuti di applausi!!!!!
      Anch'io vedo la zona a sud di Milano (Lodi, ma anche Piacenza, Pavia...) come una enorme conca di "terriccio da vaso" che si riempie di nebbia e odore di letame.
      Piuttosto andrei a abitare in zona Lecco, che mi piace molto. Valmadrera è un graziosissimo paesello.

      Elimina
    3. Cmq puoi muoverti senza veicoli a motore solo perchè abiti molto vicino a Milano. E probabilmente hai una professione che te lo permette.
      Altrimenti dovresti avere a disposizione mooooooltoooo teeempoooooo........

      Elimina
    4. Si, peccato per l'inceneritore.

      A proposito del "muoversi", è una di quelle cose che ti vendono come "dato di fatto" ma non è cosi. La necessità di usare l'auto dipende dal modo in cui sono distribuite persone e cose e dalle attività che devi o che vuoi svolgere. L'auto e la "mobilità" ci è stata trasferita come idea dalla occupazione americana ma era un modello incompatibile con le città italiane dell'epoca e anche con la ovvia mancanza di grandi strade. Ancora oggi gli Americani in visita si sorprendono del fatto che gli Italiani camminino cosi tanto e che i "servizi" siano distribuiti nelle città invece di essere concentrati in mega-centri nel mezzo del nulla.

      Elimina
  6. Le merde dei cani ??? Io le farei mangiare ai padroni, poichè sono loro che, non rispettando la legge che prescrive il raccoglimento delle merde stesse, le lasciano allegramente o sui marciapiedi oppure sui sentieri dei parchi ! L' abbaiare senza senso ??? Effettivamente rompe le palle, poichè è diffcilissimo far smettere un cane prima che, abbaiando a vuoto, perda del tutto la voce !
    E per concludere EVVIVA la BICI o le SCARPE per camminare e/o passeggiare, ABBASSO I PADRONI DI CANI che lascino in giro le merde dei loro bebè !!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La "legge" è la stessa dei rifiuti RAE che nessun negozio ritira.

      Elimina
    2. Per l'abbaiare ossessivo dei cani resi purtroppo psicopatici da loro tare interiori o da uno stile di vita inadatto c'è una soluzione. Eh, ma è crudele! (già sento molti opporre questa contestazione). Vero. E' crudele anche privare le persone del loro sonno, perché induce malattie. Volendo restare dal "lato cane", invece, dovreste spiegarmi per quale strana contorsione "morale" si considera una buona pratica sterilizzare una gatta (ovvero mutilarla) e l'intervento assai meno invalidante del quale si parla nell'articolo.

      Elimina
    3. Qui c'è solo un cane che abbaia di continuo ma è sovrastato dal rumore del traffico. Però tutti gli altri cani cacano e pisciano senza abbaiare. Sui muri, sui marciapiedi, ovunque.

      Elimina
    4. Vedo ora un errore che modifica il senso della frase. Ho scritto "e l'intervento assai meno invalidante del quale si parla nell'articolo", ma doveva essere "e invece una pratica crudele l'intervento assai meno invalidante del quale si parla nell'articolo".

      Elimina
  7. La Lombardia ha una densità abitativa di 420 abitanti/km²
    La Sardegna che ha una superficie maggiore solamente 69 abitanti/km²

    Troppe auto, troppe persone, troppi centri commerciali, troppo tutto, non c'è più spazio, si sta male.

    RispondiElimina
  8. Leggendo la descrizione della pista ciclabile e delle strade mi viene in mente il "postaccio" (come lo descrivi tu!) in cui vivo: uguale. Qui, a dire il vero, ogni tanto ci sono delle buche nelle strade, ma non tantissime. Le strade principali sono molto più belle qui che nel mio paesello in Veneto ( <3 ...è un cuore stilizzato... fa' conto che ogni volta che scrivo "Veneto" c'è il cuoricino!!!! Ah ah ah ah)

    Il vantaggio del postaccio è che qui non ci sono tantissimi cani (al massimo, sono randagi) e gli unici ad avere l'animale-figlio sono gli americani. Che comunque, quelli di qui, puliscono.

    Nel verde qui nella mia "bolla" ci sono gli omini (leggi: lavoratori pagati pochissimo, qui si può tanto non ci sono i sindacati) che puliscono, quindi c'è pulito e si può uscire tranquillamente senza incappare in escrementi o rifiuti... però, a dire il vero, nelle "oasi naturali" dei paesini e dove i "peones" fanno il mangal (il barbecue) spesso trovi le bottiglie in PET e le borse di nylon (quando non le bruciano e ci cucinano sopra la carne... orrore!!! diossina!!!)

    Una volta, nel posto dove c'era il monastero della roccia, abbiamo trovato i resti di un fuoco (spento da tempo). Sai cosa hanno bruciato per fare il fuoco? Anche un volume dell'enciclopedia britannica!!!! (l'unica scusante era che era in inglese ma... non si bruciano i libri!)

    Comunque, anche qui è pericoloso andare in bici, che ti prendono sotto (oltre che difficile, non è in piano, tutte salite e discese belle ripide, che qui le strade, a volte, le fanno con il principio della steepest descent, il famoso metodo per trovare i minimi di una funzione).

    W il Veneto con le sue città a misura d'uomo! (boh, in effetti le città non so, la campagna di sicuro ti lascia spazi verdi e fruibili... però è campagna, mica metropoli centro culturale. Anche se nel paese vicino abbiamo il teatro comunale, l'opera, il conservatorio, e persino LE SCUOLE SUPERIORI!!! senza dovere fare più di 20 Km. Per l'università invece si va a Padova, dai.)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Primo, esiste un motivo per cui stai nel postaccio, vieni da un altro postaccio, il venetaccio. Se non bruciano i libri è perché non sanno accendere il fuoco.

      Secondo, una volta i "servizi" erano collocati nel centro dei paesi e le strade o erano centripete, cioè portavano dal contado verso il centro o servivano a collegare i paesi. Le funzioni erano ben distinte e spostarsi non era un gran problema perché di traffico sulle strade ce n'era poco o niente, quindi bici, barroccio, piedi, corriera, andava tutto bene.

      Poi si sono inventati il "modello americano" come se l'Italia fosse, che ne so, il Texas. Quindi periferie immonde da cui la gente si mette in auto per qualsiasi cosa e i "servizi" non sono messi dove fa comodo alle gente, sono messi dove costa meno, quindi nelle zone disabitate e difficilmente raggiungibili. Facciamo il caso delle scuole o degli ospedali, una volta erano tutti in centro adesso sono nelle estreme periferie ma vale anche per uffici, centri commerciali, qualsiasi cosa.

      Questo modello ha implicato anche la fine del "negozio di quartiere". Una volta ogni incrocio con attorno tot case trovati il panettiere, la latteria, la macelleria, la cartoleria, il fruttivendolo e la merceria, insomma tutto quello che serviva alla massaia per il "menage" quotidiano. Adesso nulla, si va in auto al supermercato, andando o tornando dal lavoro o da altra commissione per la quale devi comunque andare dall'altra parte del mondo.

      Il Comune dove abito si potrebbe prendere a modello per le cose che ho scritto. Tutto questo succede nella inconsapevolezza o nel dolo della gente, che siano abitanti o amministratori.

      Elimina
    2. Ah, un'altra cosa che ribadisco è che una catastrofe incombente è l'obsolescenza del "patrimonio edilizio", il cui concetto implica che le case siano un "patrimonio" che si rivaluta invece di macchine che hanno un ciclo di vita utile e poi vanno sostituite.

      In Italia abbiamo i "centri storici" che sono carini ma andrebbero demoliti perché sono edifici antichi che stanno in piedi solo per il loro peso e un qualsiasi cambiamento della statica li fa crollare. Poi abbiamo le periferie del "boom economico" che sono orrende e costruite in economia con cemento armato e impianti (acqua, riscaldamento, luce) che ormai sono a fine vita, più eventuali problemi di statica a seconda dei casi.

      Il tutto distribuito senza senso, a caso, cosi come si continua a costruire ai giorni nostri, col solo fine di finanziare le amministrazioni comunali ed eventualmente favorire chi ancora possiede terreni "edificabili".

      L'edilizia è un settore economico che sta alla base per via del fatto che le case sono necessarie e per via del fatto che in edilizia si impiega la manodopera meno qualificata e le tecnologie più elementari. Poi ci sono le infrastrutture come strade, ferrovie, eccetera. Andrebbe tutto ripensato in Italia ma mancano capacità e volontà, purtroppo andiamo nella direzione opposta.

      Elimina
  9. Be' come non essere d'accordo. In quando a spazi aperti. Io vivo in un paese di montagna che ha più auto di abitanti. Vivo in un paese che ha più cemento di Milano e che non ha neppure un albero per un cane. Per salire al maggengo dove ho una baita mi hanno addirittura costruito una strada fatta apposta per i Suv. E pensare che da bambino potevo anche dormire nei fienili!

    RispondiElimina