lunedì, novembre 27, 2017

Fake news e le pensioni

Ovvero, la triste vita del profeta in patria.
Leggo un articolo del signor Fubini sul Corriere e comincio dal fondo.
A mettere in circolazione fake news in Italia ci pensa chi dovrebbe governarla.
Ma va? A parte che non è tanto vero perché le fake news appartengono al "programma" di partiti e finte associazioni, come vedremo poi, chiediamoci per conto di chi vengono messe in circolazione queste "fake news". Chiediamoci perché gli Italiani votavano (votare è un vizio di cui ci stiamo liberando) questi personaggi. Comunque, cominciamo:

Il due febbraio scorso Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, ha assicurato: «Il sistema previdenziale italiano è sostenibile nel lungo periodo ed è in equilibrio». Il 15 febbraio lo stesso Poletti si è spinto un passo più in là: «Il settore previdenziale è in attivo».
Non basta, perché:

In estate ha ripetuto quasi esattamente le stesse parole Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil: «Il sistema è in equilibrio, il problema semmai è l’evasione».
Il signor Fubini, bontà sua, scrive:
Contro-riforma delle pensioni (cioè tornare al vecchio andazzo tutto a tutti) ... sarebbe però il caso di chiedersi se il presupposto è vero. Il sistema è davvero «in equilibrio»?
Una persona normale penserebbe che i bilanci degli enti pubblici siano disponibili, anzi, che siano le stesse amministrazioni a illustrarli alla cittadinanza. Ovviamente non è cosi, tutto è opportunamente oscurato. Allora il signor Fubini cita "... un documento del quale il governo italiano è co-autore: «Il rapporto sull’invecchiamento» che la Commissione Ue pubblica a intervalli regolari; l’ultimo, del 2015, copre i costi delle pensioni e le proiezioni dal 2013 al 2060."
Ecco l’«equilibrio» del sistema pensionistico in Italia che emerge da quel rapporto: ogni anno, la spesa per le pensioni pubbliche supera i contributi versati di 88 miliardi di euro. (NDR: nel 2016 INPS spendeva 272 miliardi se non erro, ergo diciamo un terzo). Si tratta dello scarto più vasto dell’Unione europea dopo quello dell’Austria, come mostra il grafico in pagina. La differenza fra quanto lo Stato riceve in contributi previdenziali e quanto versa in pensioni viene colmata grazie alle tasse e al deficit pubblico. [...] lo scarto fra contributi versati e pensioni da pagare nel 2060 sarebbe pari al 3,2% del reddito nazionale, 54 miliardi di euro attuali.
Non vi basta ancora? Bene, infatti c'è di più. Ecco che futuro prevede il rapporto di cui sopra:
L’ammanco contributivo potrebbe però diventare più grande di così, perché le proiezioni adottate a Bruxelles purtroppo potrebbero rivelarsi ottimistiche per l’Italia: prevedono che ogni donna passi dal partorire in media 1,43 figli a 1,61 (ma dal 2013 il tasso di fertilità è sceso a 1,34); e immagina che l’immigrazione contribuisca a un aumento di popolazione da 60,3 milioni di abitanti nel 2013 a 67 milioni nel 2040
Io sono qui da molti anni a dire e ridire che il sistema previdenziale è una delle tante menzogne "cattocomuniste" che gli Italiani si fanno raccontare e si raccontano a vicenda. Me ne hanno dette di tutti i colori in questi anni perché guai a mettere in dubbio che il mondo "cattocomunista" sia il migliore dei mondi possibili. La cosa tragica e insieme divertente è che le cose scritte da Fubini non sono mica una novità, erano già vere quando io andavo alle elementari. Questo la dice lunga sulla "qualità" degli Italiani e di chi li rappresenta e li governa.

Matteo Renzi - Le fake news
La parte pregnante è al punto 19:50.

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