sabato, novembre 25, 2017

Violenza sulle donne ennesimo paradosso

Leggo che il signor Grasso, figura di spicco della "sinistra" che si ispira alla tradizione del PCI, si è scusato a nome degli "uomini" per le violenze da questi perpetrate a danno delle donne. Eccoci all'ennesimo paradosso dell'egualismo.

Io e il signor Grasso non siamo "uguali" e il signor Grasso non ha ne motivo ne titolo per scusarsi a nome mio di una cosa di cui io non sono responsabile. Io non eredito nessuna "responsabilità collettiva" dalla categoria "uomini" e non ho nessuna "colpa collettiva" verso la categoria "donne". Se ho delle colpe di cui devo rispondere sono solo mie personali e sono rivolte a singole persone, non intere categorie astratte.

Inoltre, mi sembra evidente che quando qualcuno dice "gli uomini sono [qualsiasi cosa, ad es. "sessisti"] questa è una discriminazione esattamente come dire "le donne sono [qualsiasi cosa]", quindi si usa una discriminazione per eradicare una discriminazione.

Ora, il lettore che viene dalla direzione grassiana mi dirà "tu sei il primo a fare queste generalizzazioni". A parte che io non sono "cittadino del mondo" e ho dei "confini" ben definiti, quindi non sono tenuto alle convenzioni grassiane, quella obiezione tradisce un difetto nel ragionamento. Quando io osservo che fino al 1981 il Codice Penale concedeva una attenuante all'uomo che uccideva moglie, figlia, sorella per lavare l'onta al suo onore, non sto esprimendo un giudizio, cioè non sto dicendo che era una cosa buona e giusta, sto descrivendo un fenomeno, che era una situazione pregressa, cioè che risaliva a secoli addietro e che c'erano e ci sono ragioni antropologiche, etologiche, evolutive, ovvero non si trattava di un "vizio", di una "perversione".

Sul Corriere leggo:
Abbiamo invitato gli uomini a non tacere. A non sentirsi esclusi dalla violenza degli altri e intervenire parlando agli altri uomini, #dauomoauomo. Quelli che hanno risposto non sono attivisti maschili impegnati nella ricerca di una diversa virilità. Hanno partecipato inviando i loro video manager delle aziende dove la diversity ha sviluppato percorsi sulla parità. Studenti cresciuti senza confini che indignandosi sulla violenza sentono di non appartenere alle distinzioni. Sono voci maschili, note e meno note, che nella coralità rappresentano un pezzo di un percorso da poco iniziato. L’imperativo è: cambiare i linguaggi, cambiare i comportamenti.
Vado ad elencare i concetti aberranti:
1. non sentirsi esclusi dalla violenza degli altri.
Come sopra, la violenza degli altri mi riguarda solo nel momento in cui sono chiamato a reprimerla con violenza uguale (meglio superiore) e contraria. Non mi riguarda certo nel senso che io ne devo rispondere come gli altri.
Viceversa, ogni singolo musulmano dovrebbe rispondere della "violenza degli altri" musulmani ma allora perché in quel caso ci affanniamo a distinguere, a negare le generalizzazioni?
2. una diversa virilità.
La "diversa virilità" è un corollario della "diversa umanità". Da cui qui stiamo dicendo che questi signori si sentono in diritto, titolati a riprogettare gli esseri umani. Come dire, abbiamo a che fare con personcine umili, modeste.
3. la diversity.
Leggo sul dizionario: "the inclusion of individuals representing more than one national origin, color, religion, socioeconomic stratum, sexual orientation, etc." e non capisco, the inclusion da dove in cosa, come e perché? In linea teorica si dovrebbe affermare che una persona deve essere giudicata dalle sue azioni, nel caso dell'ambito lavorativo dai suoi meriti, abilità, competenze, talento e non giudicata dall'aspetto, religione, genere. Si intende questo con "the inclusion" oppure si intendono le famose "quote" per cui in un gruppo di X persone ci devono essere per legge Y neri, K donne, W musulmani a prescindere da qualsiasi considerazione di merito?
4. studenti cresciuti senza confini.
Viva il mondo nuovo senza Popoli e Nazioni. Torniamo al progetto di re-ingegnerizzare l'umanità. Cito il signor Scalfari, profeta di questo futuro: "il meticciato, la tendenza alla nascita di un popolo unico, che ha una ricchezza media, una cultura media, un sangue integrato. Questo è un futuro che dovrà realizzarsi entro due o tre generazioni e che va politicamente effettuato dall’Europa. E questo deve essere il compito della sinistra europea e in particolare di quella italiana."
5. sentono di non appartenere alle distinzioni.
Cioè si distinguono perché non si distinguono. Ma allora il signor Grasso perché si scusa a nome di una distinzione che non ha ragione d'essere? Se non sente di appartenere alla categoria "uomini" distinta dalla categoria "donne", non dovrebbe dire "io sono una persona" e basta? Poi, portando avanti la stessa logica, se non si distingue più tra me e il signor Grasso, perché distinguere tra vittima e carnefice, tra agnello e macellaio? Ogni cosa è tutte le altre cose nello stesso momento.
6. l’imperativo è: cambiare i linguaggi, cambiare i comportamenti.
Vincere e vinceremo! Ah no, scusate, quelli erano i Fascisti. Non apparteniamo alle distinzioni.

Altre due considerazioni banali.
Non capisco cosa vogliono le donne, ovvero perché nella "uguaglianza/parità" ci deve essere una "differenza/disparità". Se io e una donna siamo uguali, visto che quando qualcuno mi fa violenza a nessuno viene in mente di creare la categoria "violenza contro i Lorenzi" o introdurre l'aggravante del "lorenzicidio", perché le donne mentre affermano di essere uguali/pari a Lorenzo, si aspettano di essere considerate diverse?
In seconda battuta, io affermo che ogni uomo è diverso e ogni uomo risponde solo per se stesso. Da questo deriva che ogni donna è diversa e risponde per se stessa. Risponde delle scelte che fa, quindi quando questa donna sceglie di accompagnarsi con uno psicopatico invece che con quel pirletta del Lorenzo, perché poi chiede a Lorenzo di scusarsi se lo psicopatico la bastona?

16 commenti:

  1. Io ho sentito il discorso retorico, moralisticheggiante, della signora Boldrini.
    Dove sono gli uomini non-violenti?
    Peccato che l'apologeta e sostenitrice delle immigrazioni islamiche, di balordi, nocivi, fancazzisti, delinquenti, barbari che manifestano il loro esplosivo affetto per gli accoglienti coatti, non applichi lo stesso ragionamento per le masse islamiche di silenti, complici dell'islam turlupinato come moderato.

    I sinistranti ugualisti ragionano sempre per categorie, negandole quando necessario per i loro piani.
    Dunque gli ugulisti ugualizzano pure gli uomini.
    Il fatto che 'ste stupidaggini siano nelle bocche dei vertici istituzionali indica il livello penoso, catastrofico nel quale è messo il Paese.
    Il progresso verso la cretineria, verso il peggio ugualizzati.

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    1. Infatti io non cito la signora Boldrini perché il suo ruolo nella commedia non è quella del "Caro Leader", mentre molti ci vedono il signor Grasso.

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  2. A me le "quote" starebbero anche bene ma le voglio vedere in tutte le mansioni, mica solo a fare la "assessora", la "ministra" o la "avvocata". Mettiamole a fare le "boscaiole", le "gommiste", le "operatrici in fonderia"...

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    1. Le quote sono esattamente la stessa cosa della discriminazione che si propongono di "correggere". Stesso discorso dello "anti-razzismo" o dello "anti-fascismo" che assumono esattamente i connotati di quello che vogliono combattere.

      Fondamentalmente perché la natura delle persone coinvolte non cambia, solo l'etichetta appiccicata sopra.

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  3. "quando questa donna sceglie di accompagnarsi con uno psicopatico invece che con quel pirletta del Lorenzo"

    Mi ero persa questa perla :)

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  4. Zio Lore, vedo dai commenti in anteprima che hai visite indesiderate :)
    Peccato tu abbia cancellato il dibattito

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    1. Pippaccia malefica, il fatto è che viviamo in una situazione che offre a tutti un palcoscenico. Alcuni sono fuori di testa, altri ripetono a pappagallo cose che sentono in giro, per esempio:

      "In quanto donna, vi informo che, con le vostre scuse, mi ci pulisco il culo."

      A cui segue, dopo il solito repertorio meccanico che leggi anche da UCoso sul fatto che io sono brutto e sfigato e nessuna me la smolla, la diagnosi:

      "Singolare che disquisisca di violenza. È verbalmente violento e so bene che la violenza verbale la si impara per averla subita. Auguri."

      Farebbe ridere se non fosse tutto mortalmente serio.

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    2. Aspetta, Lore'
      Sulla frequenza dei tuoi rapporti/frequentazioni femminili, non entro nel merito, non mi riguarda

      La frase sulla "diagnosi" non l'ho capita: la violenza verbale si subisce (anche in metro mi mandano a fare in culo) e si perpetra di rimando, o magari si repelle. Nel mio caso dipende dalle energie che ho la mattina, posso decidere di ignorare o di rispondere a muso duro

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    3. "Pippaccia malefica"
      Magari fossi malefica :)

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    4. Ecco non hai capito, sforzati.

      Ho riportato due commenti scritti dalla stessa persona, non da me. La stessa persona che sceglie di scrivere "mi ci pulisco il culo" invece di "ne faccio a meno" o "non mi importa" poi accusa me di essere "verbalmente violento".

      Fino a qui siamo nella psichiatria che non mi riguarda ma alla base c'è la totale incomprensione del contenuto del post, ovvero che io rifiuto di essere "ugualizzato" dentro la categoria "uomini" e rifiuto il "dovere" di scusarmi con la categoria "donne".

      Riguardo le frequentazioni femminili, ancora non hai colto il punto. Non si tratta di entrarci o starne fuori, si tratta di un comportamento stereotipato. Tipo "secondo me la faccenda dello Jus Soli non ha senso" -> "sfigato, povero, brutto". La psichatria qui sta nel fatto che le persone che seguono il comportamento meccanico sono quelle che si ritengono "moralmente e intellettualmente superiori".

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    5. Adesso ho colto
      Hai ragione, spesso anch'io attacco etichette gratuitamente, come i bambini che chiamano ciccione l'amichetto e poi si spiega loro che non si fa, che l'amichetto ha problemi di salute e che ci resta male

      Crescendo sto imparando ad "auto-spiegarmi" queste cose da sola

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    6. No è diverso.

      I bambini parlano come fare la cacca, gli scappa di dire una cosa e la dicono. Vedi la storia del bambino che è l'unico a dire che il "re è nudo", tutti gli altri si censurano con il "non si fa".

      Invece la situazione descritta sopra è un comportamento condizionato, una risposta meccanica dato un certo impulso.

      Parte da due assunti fondamentali e cioè:
      - che chi sostiene una posizione "non-di-moda" necessariamente deve incarnare tutte le caratteristiche negative immaginabili in una persona, viceversa chi è "di-moda" deve incarnare quelle positive.
      - dato che la personcina in questione è molto meno "moralmente e intellettualmente superiore" di quanto pensa di essere e gli preme la ricompensa della approvazione dei suoi "pari", per zittire qualcuno gli riversa contro le sue stesse fobie, che sono l'immagine speculare delle sue ambizioni. Quindi tanto più la personcina si ritiene "uomo di successo" nel senso del Milanese Imbruttito, cioè "figa-fatturato", tanto più penserà di zittirti dicendoti che tu sei "un fallito", anche senza sapere niente, come un automatismo, appunto. Se la stessa persona pensa a se stesso come un "grande scopatore", ti dirà che ne so, "sfigato", eccetera.

      Nota che il meccanismo è INDIPENDENTE sia dall'argomento di cui ipoteticamente si discute che dal modo in cui se ne discute. Appena premi il bottone del "fastidio", questa gente è condizionata a reagire ribaltando il loro mondo del "positivo" e buttando addosso all'interlocutore quello che secondo loro è "negativo" e la cosa bella è che nella loro testa questo "spegne" il "fastidio", ovvero zittisce, fa scomparire, l'interlocutore.

      Io non mi arrabbio con queste personcine, mi arrabbio con quelli che gli consentono di fare questo gioco. Glielo consentono perché nella maggior parte dei casi sono stati sottoposti al medesimo condizionamento.

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    7. E' triste, ma difficile staccarsi da questo meccanismo

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    8. La cosa ancora più grave è che il condizionamento non esiste per caso, serve a creare un certo tipo di umanità.

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    9. Ah ci sono due problemi per "staccarsi", il primo è che la stragrande maggioranza delle persone lo percepisce come "normale". Il secondo è che, se anche qualcuno lo percepisce per quello che è, cioè un automatismo indotto dal condizionamento, bisogna vedere se è disposto a pagare il prezzo del mettersi fuori da quello che la maggior parte delle persone considera "normale".

      Tanto più che chi ha studiato i "contenuti" di quello che è "di-moda" e ha perfezionato i meccanismi del condizionamento, ha fatto un bel lavoretto, la menzogna appare enorme e intollerabile solo quando cominci a mettere insieme tutti i pezzi. Isolati dal contesto, ogni singolo pezzo è "persuasivo", "convincente".

      Infatti una delle obiezioni automatiche classiche è "cosa c'è di male se...", sottesa appunto al fatto che il singolo concetto, isolato, appare perfettamente sensato, giusto.

      Senza contare un'altra cosa che ripeto di continuo, la gente è condizionata ad ignorare le contraddizioni o i passaggi illogici. Non solo in quanto parte della "normalità" ma perché esiste una "verità superiore" che non è e non deve essere soggetta a censura razionale.

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    10. Per esempio nel post di cui sopra, mentre Renzi fa la commedia (guarda la faccia quando dice "quelli che soffrono poco dopo il punto indicato) sulle "fake news", nessuno ci dice che lo Stato copre il bilancio dell'INPS per UN TERZO con la fiscalità ordinaria e producendo "debito pubblico", anzi, ci dicono che l'INPS è in attivo.

      In risposta a questa osservazione, qualcuno mi ha risposto che io campo con la pensione di invalidità di mia mamma, entrambe le cose sono false ma ovviamente non importa perché è un automatismo.

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