lunedì, dicembre 11, 2017

Ormai vale tutto Gerusalemme

Corriere, il quotidiano delle elite apolidi, pubblica: Gerusalemme, città unica, indivisibile e inappropriabile.
Unica, indivisibile, inappropriabile, impossibile da capitalizzare, Gerusalemme è la città che si sottrae all’ordine degli Stati-nazione. Ne eccede la ripartizione, la trascende, la interdice. Contro questo scoglio, o meglio, contro questa rocca, sono naufragati tutti i tentativi che, in un’ottica statocentrica e nazionale, hanno mirato solo a frazionarla e segmentarla. Smacco della diplomazia e, ancor più, fallimento di una politica che procede con il metro e con il calcolo. Gerusalemme non divide; al contrario, unisce.
...
Gerusalemme può divenire modello extrastatale e banco di prova di future lungimiranti relazioni fra i popoli.
Mi devo ricordare di citare la enciclopedia Treccani per aggirare il solito stereotipo/riflesso condizionato che scatena nei "sinistri" l'uso di Wikipedia:
Gerusalemme (ebr. Yĕrūshālayim; arabo Ūrushalīm o el-Quds «la città santa») Città della Palestina centrale, proclamata da Israele sua capitale.
...
Dopo la guerra del giugno 1967, che estese il controllo di Tel Aviv all’intera Cisgiordania, G. fu riunificata sotto la sovranità israeliana e nel 1980 l’annessione fu solennemente sancita da una ‘legge fondamentale’ che proclamò G. capitale ‘unita e indivisibile’ dello Stato di Israele.
Ora, la "trascendenza" citata dal Corriere si traduce semplicemente nel negare gli esiti dei conflitti "arabo-israeliani", che poi erano "proxy war" tra gli USA e l'URSS e negare l'esistenza e la sovranità dello Stato di Israele. Come dargli torto, se non deve esistere la sovranità dello Stato italiano, non si vede perché debba esistere quella di Israele. Se gli Italiani sono "cittadini del mondo" e chiunque può andare e venire a piacimento in Italia, non si vede perché non debba succedere lo stesso in Palestina. O no?

La "ottica statocentrica e nazionale".
Di questo si parla nel profondissimo articolo. La Gerusalemme delle fiabe, che si sottrae all'ordine degli Stati-nazione, è la trasposizione di quello che vorremmo fossero tutte la capitali europee. Alcune già lo sono, nel senso che Londra e Parigi sono rispettivamente capitali della Gran Bretagna e della Francia ma nei fatti sono entità extra-territoriali, separate etnicamente e culturalmente dal Paese in cui risiedono. Quando si incensa Milano in questi giorni lo si fa con la stessa logica, è la meno italiana delle città italiane ed è sempre più estranea al territorio circostante. Sempre più estranea anche a se stessa, alla sua storia.

Quindi sul Corriere si parla a nuora perché suocera intenda.
La parte più divertente è quella dove si scrive "non divide; al contrario, unisce". A Gerusalemme si accoltellano tra loro anche i monaci delle diverse confessioni cristiane che hanno l'incarico di sorvegliare i Luoghi Santi. Unisce nel senso che da duemila anni offre occasione di scambiarsi amichevoli e fraterne coltellate. D'altra parte l'articolo mica deve descrivere il reale, deve raccontare l'immaginario, deve vendere un prodotto. Ah non vedo l'ora che anche Roma si sottragga all'ordine degli Stati-nazione e cosi cessi di essere "Roma Capitale" che viene sovvenzionata direttamente dal Parlamento italiano prelevando dalla fiscalità generale. Ah non vedo l'ora che anche la fiscalità generale si sottragga all'ordine degli Stati-nazione e "Equitalia" diventi "Equimondo" cosi da pagare le stesse imposte del Liechtenstein (ma mi accontenterei anche di quelle della Russia). Ah non vedo l'ora che alla signora Donatella di Cesare si estendano i "diritti" che hanno le donne della Gerusalemme impossibile da capitalizzare.

Barzelletta del giorno:
"Grasso: «Io guido il partito, non D’Alema» e presenta il simbolo. La risposta all’asserzione di Renzi su Liberi e Uguali."
Poi ci sono ugualini, uguali, ugualoni, ugualissimi.

29 commenti:

  1. Infatti se vogliamo vederla così, come Milano è la più estranea all'Italia, Roma è la più italiana i questo senso: ridotta allo sfacelo ma campa di rendita con le cose fatte da qualcuno secoli fa. E sul prendersi a coltellate, ci siamo quasi..

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    1. Pippiripicchia, lo sai, vero, che gli stessi che incentivano lo sfascio di Roma in tutti i modi e quello della Nazione sono gli stessi che celebrano Gerusalemme che si sottrae agli Stati-Nazione? La loro esistenza e benessere dipende dallo sfascio, tanto peggio tanto loro stanno meglio.

      Se poi pensi che vivere a Milano sia meglio che vivere a Roma, la differenza è che a Milano nessuno ti regala niente. Tutto quello che vedi o che non vedi, ha un prezzo che bisogna pagare. Non solo, bisogna anche pagare lo "sfascio" di Roma, che funziona al contrario, ovvero tutto quello che vedi o non vedi è pagato da altri.

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    2. Fidati nemmeno a Roma nessuno ti regala niente
      Anzi devi pagare continuamente per le azioni/omissioni di qualcun altro, sia in termini di tempo, sia in termini monetari

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    3. La differenza tra Roma e Milano è che Roma rappresenta benissimo il concetto della "terza via" italiana all'economia, ovvero le tutele del "socialismo reale" e i comfort del "capitalismo". Essendo Roma il centro del potere pubblico, manifestato tramite il voto di scambio, tutto è concepito e gestito in quella logica, per cui non conta se il bus viaggia in orario o anche se viaggia, l'importante è che l'azienda dei trasporti acquisti tot veicoli, paghi tot forniture, assuma tot dipendenti, funzioni a pieno regime come centro di spesa. Perché alla fine i trasporti di Roma non li pagano i Romani.

      Invece qui banalmente ti fanno il culo.

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    4. Il problema è che Roma, come altre zone d'Italia, drena risorse all'esterno e scarica all'esterno i propri rifiuti.
      Finché esisteranno trasferimenti cronici che diventano assistenzialismo puro (e l'assistenzialismo è un meccanismo di corruzione, che degrada incredibilmente potentemente gli assistiti) la situazione non potrà che peggiorare.

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    5. I migranti ci salveranno.

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    6. L'assistenzialismo é una condanna, serve solo a generare altra povertà

      E questa città è davvero angosciante, non trovo altre parole. Ci vorrebbe forse un regime nordcoreano

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    7. Il regime nordcoreano, che deriva dalla Cina maoista, è la classica dittatura ereditaria che risulta dall'innesto del marxismo-leninismo sulla tradizione orientale.

      In Italia abbiamo avuto una dittatura, sostanzialmente un "regime dei colonnelli", che invece di idealizzare la collettivizzazione tramite l'esproprio violento della Borghesia, idealizzava la modernità mercantile.

      Prima della dittatura abbiamo avuto una monarchia perlopiù inetta e un Vaticano retrogrado, dopo la dittatura abbiamo avuto la guerra civile tenuta a sobbollire sotto il coperchio del cattocomunismo, il cui strumento principe è da sempre proprio la "Terza Via" di cui sopra.

      Per come la vedo io, torno a dire quello che scrivevo sotto a UCoso, siamo bloccati proprio per via della guerra civile. Ogni mossa in una direzione o l'altra rischia di fare saltare il pentolone, quindi tutti si affannano a mantenere lo "status quo". Ultimamente, venuta meno la logica dei "blocchi" e della "cortina", siamo più esposti ai venti da fuori, quindi mantenere lo "status quo" significa sottostare a ricatti "globali".

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    8. Ovvero bisogna sempre pagare stipendiucci e pensioncine ma bisogna farlo in euro e bisogna anche raccontare che li paghiamo grazie agli immigrati.

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    9. Ogni mossa in una direzione o l'altra rischia di fare saltare il pentolone, quindi tutti si affannano a mantenere lo "status quo".

      Sì ho questa vaga impressione. Che sia Renzi, Salvini, Grillo o il Papa nessuno fa veramente ciò che andrebbe fatto. La manovra o la riforma di turno rimpie il tg che tanto poi, in senso lato, "non pagano i romani".

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    10. Ah, rimetto la moderazione mi sa...

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    11. Non capisco perché scrivi sul mio blog che metti la moderazione sul tuo blog. Grazie della informazione ma lo leggo solo io, non credo nessuno di quelli che commentano da te venga a leggere qui.

      Riguardo lo status quo, ho già scritto e riscritto che ci sono due ragioni, la prima è che i "politici" sono essenzialmente venditori porta a porta che nella "politica" vedono un mestiere, quindi una questione di rimborsi spesa, di fatture e di dindi in banca. La seconda è che qualsiasi minaccia concreta allo "status quo" porta inevitabilmente alla galera e possibilmente anche peggio, per cui è una condizione incompatibile con la "politica" per come l'ho definita sopra.

      Concretamente, facciamo il caso del signor Grasso. Ad un certo punto, non si sa bene come e perché, ci siamo trovati con le tre massime cariche dello stato rappresentate dal signor Napolitano, ex dirigente del PCI di ortodossia sovietica anche se lui era dell'ala "riformista", la signora Boldrini, proveniente se non erro dalle fila di Sinistra Ecologia e Libertà (SEL) e appunto il signor Grasso, ex magistrato. Immaginiamoci un apparato le cui massime cariche sono queste, come potrebbe reagire se un Salvini o un Piripicchio minacciassero l'ordine costituito. Ovvero, la signora Boldrini può tranquillamente rilasciare interviste nella sua veste istituzionale in cui dice che la bandiera italiana è simpatica ma conta di più quella europea perché l'Italia nazione deve scomparire. Ma se Piripicchio dicesse qualcosa si vagamente simile il giorno dopo ci sarebbe l'azione penale "obbligata" dei solerti magistrati che lo farebbero fuori immediatamente dal punto di vista politico e in seguito fisicamente con interminabili processi.

      Ci sono mille mila esempi che non credo di dovere ricordare, a me sono rimasti sul gozzo il video dei 50 euro della benzina del Trota contro i 150 milioni (se non ricordo male) pagati dallo Stato al giornale l'Unità o contro i miliardi spesi per rilevare la maggioranza delle quote di MPS.

      Praticamente la Cosa Pubblica storicamente è una sequenza ininterrotta di scandali e malversazioni, con qualche accenno di colpo di stato giudiziario e/o finanziario, però poi sembra che l'Italia soffra per le "donnine" delle "cene eleganti" o per la "laurea albanese" del Renzo. Adesso per la incombente minaccia nazifascista.

      Un circo.

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  2. > Liberi e Uguali

    Avrei scritto anch'io due cose, ma la mancanza di tempo.

    Che ipocriti per scemi.
    Sì sì.
    Liberi e noi (soviet) più uguali di tutti gli altri.

    Poi uno pensa a tanti ugualizzati, messi nella loro casella, liberi come può esserlo una pedina in una casella, manovrata dall'esterno, sostituibili con altri ugualizzati, all'occorrenza.

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    1. https://www.youtube.com/watch?v=XGHKiMcRh28

      2:15

      "... la volontà di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".

      Sembra che parli ad una assemblea di minatori dell'Ottocento invece che a gente che spende centinaia di euro per comprare furbofoni con i quali spippolano di continuo, collegati ad Internet o mega TV e abbonamenti con cui guardare le partite di calcio del campionato inglese.
      Con l'ovvio paradosso di dovere definire il significato di ogni singola parola, per esempio "pieno sviluppo della persona umana", che introduce il corollario che in Italia vivano dei sub-umani.

      https://www.youtube.com/watch?v=XZB7SB8rd-c

      0:60

      Grasso alla famosa manifestazione di Milano per la "accoglienza" si sgolava in quanto ex magistrato per affermare che la Costituzione italiana garantisce a qualsiasi essere umano il diritto di asilo quando nel Paese dove questa persona vive non sono garantiti gli stessi diritti garantiti dalla Costituzione medesima.
      Con tutti gli ovvi paradossi conseguenti.

      Se li guardi con la lente di ingrandimento sono fenomeni incomprensibili.

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    2. La cosa che a me spaventa di più non sono gli infiniti paradossi minori che appaiono ad ogni parola che dicono.

      Mi spaventa il concetto che sta sotto, ovvero che il "mondo ideale" non solo sia realizzabile ma che per realizzarlo esista una soluzione semplice, "ugualizzare" tutti gli esseri umani (e per estensione, ogni forma di vita, vedi i "vegani"). Una cosa enormemente paradossale dato che non esistono due persone biologicamente, meccanicamente, materialmente uguali, i nemmeno fratelli gemelli omozigoti. Non solo, la "uguaglianza" si concretizza necessariamente nella riduzione al minimo comune denominatore. Se un gruppo di persone deve andare a piedi da A a B e ci devono andare tutti nello stesso modo, necessariamente tutti si devono adeguare al più lento, la cui lentezza diventa "paradigma" per tutti gli altri.

      Vabè ripeto sempre le stesse cose, d'altra parte la Storia si ripete, ogni giorno appare un Peppone.

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    3. Lorenzo: "Se un gruppo di persone deve andare a piedi da A a B e ci devono andare tutti nello stesso modo, necessariamente tutti si devono adeguare al più lento, la cui lentezza diventa "paradigma" per tutti gli altri."

      E' la società dell'inclusione! La sperimentiamo in mille salse in ogni aspetto del vivere "normato" d'oggidì, dalla buona scuola all'abbattimento delle barriere architettoniche e oltre.

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    4. Questo commento era finito nel cestino come spam. Dovrò controllare più spesso ma tu sappilo perché il "filtro" è di Google non mio personale.

      Riguardo la Scuola, la cosa bella è che dovrebbe funzionare al contrario, ovvero l'alunno che ha delle difficoltà dovrebbe essere "spinto" o "sostenuto" perché acceleri alla velocità degli altri, non l'inverso. Questo dovrebbe essere immediatamente comprensibile a chiunque e quindi dovrebbe essere chiaro cosa non funziona.

      Viceversa, a livello generale l'idea che ad una persona devi dare "spinta" e "sostegno" perché competa con gli altri è più difficile da comprendere dopo millecinquecento anni di Cristianesimo per cui gli ultimi saranno i primi nel Regno dei Cieli e cent'anni di rivoluzione marxista, che praticamente è la stessa cosa ma fatta con le armi e fatta nel diqua invece che nel dila.

      Infatti in concreto non si è mai visto un sindacalista premere sulla controparte per riqualificare e ricollocare le maestranze. Perché per il sindacalista tanto peggio, tanto meglio. Idem per i referenti del sindacalista.

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  3. L'articolo vorrebbe suggerire la pacifica convivenza fra religioni in una regione ristretta. La stessa cosa che avvenne in Sicilia durante la dominazione araba, allorchè pare che effettivamente ci fosse una situazione di reciproca tolleranza. Questo poteva valere 1190 anni fa.
    Ma "qualcuno" ogni tanto vola di fantasia, accecato da piglio visionario e utopistico.

    aaahhhh Di Cesare... Di Cesare... Donatellina...

    A Israele è da decenni che vivono asserragliati, dormendo con il coltello tra i denti. Altro che convivenza pacifica e dialogo! Seee, me li vedo proprio che abbattono i muri come a Berlino e si scambiano un segno di pace con tutti gli altri come se non fosse successo nulla-

    Future lungimiranti relazioni tra i popoli ?
    In cui Israele magari avrà il ruolo di guida, vero ?
    E guarda caso Soros... è nato da famiglia ebraica.
    Forse il quadro si chiarirà prima di quando pensiamo-

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    1. Non fare confusione. Nell'articolo non si fa menzione delle religioni, si afferma che gli Stati nazionali non devono esistere. In particolare, non deve esistere lo Stato di Israele ma in generale gli Stati e le Nazioni sono ostacoli alla fratellanza tra le genti di tutto il mondo.

      Infatti Gerusalemme da sempre è simbolo di fratellanza, no? Lasciamo stare che il centro stesso di Gerusalemme è costituito dalle rovine delle civiltà che si sono succedute, ognuna imponendo i propri simboli direttamente sopra quelli degli sconfitti. Ma non è questione di utopia, è questione di marketing.

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    2. Aggiungerei che il concetto di "dominazione", con un dominatore e dei dominati, contraddice quello di "tolleranza", se non in quanto i dominati sono rimasti in vita, per lo più. Gli Arabi in Sicilia erano invasori, non turisti.

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    3. > E guarda caso Soros... è nato da famiglia ebraica.

      L'ugualismo non vale neppure per le persone di religione ebraica.
      Non tutti gli ebrei sono marxisti/ugualisti/progressisti/razzisti anti.
      Ci sono gli ebrei nazionalisti, ci furono gli ebrei socialisti (anche socialisti fascisti), laici e ortodossi, colti e 'gnoranti, etc. .
      Ci sono delle frizioni tremende, in Israele e non solo, tra persone di orientamento diverso.
      Io nominerei Netanyahu oppure Orban etc. dando loro ampi poteri se mi assicurassero di rimpatriare gli invasori e proteggere (come sanno fare) la nostra terra da invasioni apologizzate e supportate da gruppi ristretti di potere antidemocratici e ultra razzisti anti (vedi le abominevoli dichiarazioni sociorazziste di Scalfari).
      Imparare come Israele si difende e copiarlo qui!

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    4. UCoso, la differenza sostanziale tra Israele e l'Italia è che in Israele non c'è stata e non c'è adesso la guerra civile, in Italia si.

      Tu nomineresti un Orban. Bene, la prima cosa che dovrebbe fare l'Orban di turno, prima di potere affrontare l'invasione dell'esterno, è un repulisti all'interno in stile Pinochet che dovrebbe neutralizzare buona parte dei tuoi amici e conoscenti. Sai quelli "cosmopoliti" del tango e gli amici "anarchici di sinistra", i simpatici del GAS, eccetera. Ocio che tu saresti inevitabilmente nella lista di proscrizione.

      Un repulisti col doppio problema che la cosiddetta "sinistra" non solo è impegnata da cent'anni nella guerra civile ma è eterodiretta, equipaggiata e vettovagliata dalle elite apolidi mondialiste, quindi l'Orban dovrebbe anche stracciare tutti i trattati internazionali e affrontare il boicottaggio della Società delle Nazioni come i nonni e bisnonni.

      Stavo per intervenire sul tuo blog ma siamo oltre.

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    5. Boh, ripensandoci, è proprio vero che Internet espone l'umanità sofferente. Le cose che leggo, i ragionamenti sconclusionati, le pose, il linguaggio. Ci vorrebbe la passione perversa tra l'entomologo e il patologo.

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  4. OT ma neanche troppo

    http://www.huffingtonpost.it/2017/12/12/ho-lasciato-facebook-perche-mi-sento-in-colpa-per-aver-creato-strumenti-che-stanno-programmando-la-vostra-vita_a_23304557/

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    1. Non so di cosa parli il personaggio. Io non possiedo un furbofono, non ho nessun account Facebook, non so cosa siano "like" e simili. Tutto questo non perché non possa farlo ma perché non mi serve.

      Il discorso comunque finisce sempre nel punto dove mi rispondi che siamo lontani anni luce.

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    2. Ma l'hai presa male? :)
      Il senso della mia frase era che siamo tendenzialmente diversi, ma talvolta troviamo un punto di contatto in qualcosa

      Che fatica

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    3. Spiegami perché sei qui.

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