mercoledì, febbraio 07, 2018

Le macchine e i mercati, parte seconda

Il baco che ha fatto scattare il «flash crash» di Wall Street.
... i mercati sono sempre più autoreferenziali. E proprio questo è il problema: è al loro interno, nella loro struttura, che si nascondono i meccanismi che hanno la capacità di amplificare i ribassi come hanno fatto con i rialzi. La bolla non sta tanto (o solo) nelle valutazioni di Borsa, quanto nel «baco» interno dei mercati. Per esempio negli algoritmi, che ormai producono il 66% degli scambi sulle Borse mondiali.

Meccanismi altrettanto dirompenti, ma per ora latenti, sono il «margin debt» (investitori che si indebitano per comprare azioni mettendo in garanzia del finanziamento le stesse azioni) e il «carry trade» (investitori che si indebitano nel Paese dove i tassi sono più bassi per comprare titoli dove i rendimenti sono più elevati).

C’è poi un altro meccanismo che in questi anni ha pompato le quotazioni a Wall Street: i «buy-back», cioè gli auto-acquisti di azioni da parte delle società. Dal 2009 le aziende di Wall Street hanno speso 3.800 miliardi di dollari solo fare per questo: per comprare le proprie azioni.
Nel frattempo, in Italia...il cambiamento culturale.

Nota per gli ingenui:
Chi sono i fondi più ribassisti sulla Borsa di Milano? Al primo posto in termini di controvalore delle posizioni corte c’è l’hedge fund americano Bridgewater. ...venduto allo scoperto azioni di 18 società del Ftse Mib a partire dai pesi massimi Eni, Enel, Intesa Sanpaolo e Unicredit.
Vendita allo scoperto.
Per chi non lo sa, vendere allo scoperto significa farsi prestare dei titoli e venderli per poi restituire in un secondo tempo a chi te li ha prestati. Il trucco consiste nel fatto che la restituzione avviene dopo la vendita e quindi, se nel frattempo il titolo si è deprezzato, chi completa l'operazione realizza un margine di guadagno. Ci sono due modi per vedere la cosa, il primo "ingenuo" è quello che si tratti di una "scommessa", si anticipa una perdita di valore del titolo. Il secondo invece prevede che chi vende allo scoperto in realtà sia in grado di determinare il deprezzamento del titolo, quindi non di "scommessa" si tratta ma di una operazione pianificata che danneggia gli investitori per realizzare un utile dalle perdite altrui.

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