mercoledì, febbraio 07, 2018

Riflessioni sul Servizio Militare


Soldati italiani


Soldati israeliani

Ho letto distrattamente che qualcuno propone il ripristino della Leva. Non sono entrato nel merito delle proposte ma vi propongo alcune mie riflessioni.

Prima di tutto bisogna definire lo scopo della iniziativa.
Se si tratta di addestrare i coscritti di un esercito di popolo perché siano efficaci in una eventuale guerra futura, bisogna copiare gli Israeliani, ovvero la Leva deve durare tre anni e bisogna prevedere anche il mantenimento di una forza di Riserva. La ragione è duplice, da una parte gli eserciti moderni richiedono un addestramento prolungato e dispendioso, dall'altra questo investimento non può essere sprecato. Da questa necessità ne derivano altre due, ovvero che bisogna avere la capacità economica, logistica e le competenze per ottenere il livello qualitativo necessario e nello stesso tempo bisogna rendere il servizio militare "vivibile" per un arco di tempo prolungato.


Se invece si tratta di una iniziativa "didattica" nel senso della sola "educazione civica", è perfettamente inutile nel migliore dei casi oppure controproducente. Per queste ragioni: primo, i ragazzi arrivano già formati e il fatto che esista l'idea di doverli "educare" significa che sono formati MALE e vanno "rieducati". Quindi andrebbero de-strutturati e ri-strutturati, con necessariamente altissimi livelli di stress e di coercizione. Si tratterebbe di correggere le mancanze o gli errori compiuti di proposito da Famiglia e Scuola e "società" durante i vent'anni precedenti con un periodo di "servizio" di qualche mese. Secondo, quando si pensa che il "servizio", distaccando i ragazzi dal loro ambiente, sarebbe alternativo alle "cattive abitudini" come il consumo di alcol e droga, ci sbagliamo di grosso perché sarebbe l'esatto contrario, sarebbe l'occasione dove queste "cattive abitudini" sarebbero raffinate, concentrate e ulteriormente rafforzate, un po' come succede col crimine in galera.

Veniamo alla mia esperienza della Leva.
Per quanto riguarda gli aspetti "tecnici" del servizio militare, diciamo che il mio addestramento ed equipaggiamento sarebbe stato appena adeguato ad una guerra convenzionale degli anni Cinquanta però io mi trovavo agli inizi degli anni Novanta. Questo perché ovviamente nessuno pensava davvero che l'Esercito italiano sarebbe stato coinvolto in una guerra. Inoltre, ci trovavamo nell'imminenza del cambiamento da Esercito di coscritti a Esercito professionale, una cosa che risponde molto meglio a due scopi, fare entrare nel Pubblico Impiego più personale ed eventualmente inviare dei corpi di spedizione numericamente esigui a partecipare a "missioni di pace" come parte di contingenti multinazionali. L'armamento di allora era costituito da fucili BM59 Beretta entrati in linea nei primi anni Sessanta o addirittura Garand adottati negli anni Cinquanta. La buffetteria (cioè cinturoni, giberne e similia) erano ancora quelle inglesi/americane del dopoguerra, l'elmetto era lo stesso del Regio Esercito degli anni Quaranta. I veicoli più moderni erano di vent'anni prima ma ce n'erano anche di antichi e un certo numero era fuori uso, probabilmente la maggior parte. L'arma principale in dotazione al reparto (prima Gruppo, poi Reggimento) era un obice risalente agli anni Settanta.

Per quanto riguarda la logistica, lo stato delle infrastrutture era deprimente. Per tutto l'anno di naja, dall'inizio alla fine, ho dormito in brande di metallo a castello che erano vecchie di decenni con dei sacchi di tela grezza pieni di matasse e bitorzoli di qualche imbottitura che per fortuna non ho mai visto, dentro stanzoni con all'incirca dodici persone, finestroni pieni di spifferi (che però servivano a "bonificare" l'aria dello stanzone), in ogni stanzone c'era la branda a castello con ai lati i due armadietti di metallo dei soldati, sopra lo zaino valigia e lo zaino alpino (quello grande), attaccato in testa alla branda lo zaino tattico (quello piccolo). Pavimenti di vecchissime piastrelle tirate a lucido cosi tante volte che non si doveva più passare la cera, in fondo o in testa alla camerata i bagni comuni con lavandini di acqua fredda e le inevitabili turche, tipo 4 turche ogni cento soldati. La doccia era in un edificio separato e non vi annoio con lo stato dell'arte.

Veniamo poi alle dolenti note: il personale.
Come può essere il personale di carriera di un esercito di coscritti che è concepito con l'idea di non essere mai davvero impiegato in guerra? I sottufficiali tiravano a campare come ferrovieri o impiegati delle poste. Gli ufficiali erano dilaniati dalla contraddizione tra un immaginario giovanile di ideali e di supposta professionalità e una realtà adulta di sciatteria, degrado, mancanza di risorse e di scopo, data la premessa della guerra impossibile più che improbabile. Inoltre, mentre per i sottufficiali la carriera era faccenda di concorsi e di scatti di anzianità, per gli ufficiali c'erano dei colli di bottiglia per cui i posti di comando erano sempre meno col salire del grado e quindi, qualsiasi fossero le ambizioni, le carriere di molti si arenavano ad un certo livello con nessuna speranza di ulteriore avanzamento. Infine due note evidenti: la maggioranza del personale di carriera era di origine meridionale e in molti casi l'invecchiamento rendeva certi militari palesemente inadatti all'incarico, con effetti tra il comico e il patetico.

Attenzione che io non sto parlando di un "ufficio comando" di imboscati o di un reparto di magazzini e logistica, sto parlando di una cosiddetta "caserma operativa" che faceva parte di una Brigata Alpina che a sua volta era una sorta di "unità di elite" dell'Esercito Italiano di allora.

Ai miei tempi esisteva la possibilità di optare per l'obiezione di coscienza e quindi per il Servizio Civile. Di solito si trattava di essere assegnati a qualche ufficio comunale, con pernottamento presso qualche sistemazione fornita dal Comune oppure a casa propria, mentre si svolgevano lavoretti tipo accompagnare gli anziani, fare delle consegne, sbrigare pratiche semplici negli uffici, cose cosi. Diciamo, per fare un paragone contemporaneo, era tipo una forma elementare di "volontariato" in qualche associazione. Il rapporto tra il disagio della naja e quello del Servizio Civile era tipo 1000:1 però non riesco a vedere l'utilità di nessuna delle due cose. La naja aveva nel disagio il suo unico "valore formativo", da tutti gli altri punti di vista era tempo perso, stante la capacità bellica e per qualcuno, quelli che magari avevano qualche problema di personalità, poteva essere dannosa. Il Servizio Civile, riducendo il disagio a valori molto ma molto inferiori, era un anno di cazzeggio, non venitemi a raccontare le solite storie di servizi eroici in Croce Rossa eccetera.

Quindi, partiamo da qui e aggiungiamo che rispetto ai primi anni Novanta la capacità del "sistema" di organizzare un servizio obbligatorio di massa, che sia "militare" o "civile" è inferiore, perché abbiamo le pezze al culo, cosi come molto inferiore è la capacità dei ragazzi di sopportare il disagio e della società di imporglielo, mentre sono aumentate le "cattive abitudini" a cui idealmente si vorrebbe rimediare.

Prima di esprimere una opinione, vorrei che mi si dicesse quale è lo scopo e come lo si vuole ottenere.

12 commenti:

  1. Un pezzo veramente interessante e delizioso. Io il servizio militare non l'ho fatto perché risiedevo all'estero (e figuro come renitente alla leva!). Ancora negli anni Sessanta in Svizzera era titolo di onore essere reclutati e l'esercito svizzero contava - tra attivi e riservisti - 500'000 militari (su una popolazione di circa 6 milioni di abitanti). Oggi sono calati a 100'000 e la sinistra vorrebbe un'ulteriore riduzione a 80'000. Chi faceva carriera nell'esercito la faceva anche nella vita civile (dimostrava attitudini al comando!). Ma oggi anche l'esercito svizzero è in crisi e il servizio militare è risentito sempre di più come una corvée inutile e sempre più giovani optano per il servizio civile che dura però il doppio di quello militare.
    I soldati israeliani invece non si pongono il problema del senso e scopo dell'esercito.

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    1. Anche in Israele ci sono gli stessi problemi. Partiamo dal fatto che Israele è uno stato "sionista" che però di fatto è multietnico e multiconfessionale, quindi devono avere reparti per non-ebrei, devono esentare i religiosi ortodossi, eccetera.

      Inoltre, anche in Israele c'è la "sinistra" che odia se stessa e odia tutti, quindi è perennemente all'opera per smontare Israele dall'interno e uno degli argomenti principali è ovviamente l'opposizione alle Forze Armate e alle iniziative militari di Israele.

      Nel caso mio, l'Italia repubblicana nasce da una occupazione militare straniera, che utilizza la Mafia al Sud come milizia territoriale, la Chiesa al Centro e al Nord per contenere le milizie comuniste.

      Il fatto che tutta la storia recente sia stata contraddistinta dal maggiore partito comunista dell'Occidente e che questo partito avesse come statuto l'abbattimento dello Stato per istituire un regime di ortodossia sovietica, mentre nello stesso momento l'Esercito si schierava a difesa della "Soglia di Gorizia" per fermare l'ipotetica invasione dell'Armata Rossa, fa capire quale è sempre stato il "sentimento popolare".

      Ovvero, i mesi di naja erano una corvè imposta dallo Stato, un simulacro del Fascismo, uno strumento dell'imperialismo americano e i ragazzi di leva erano una via di mezzo tra elementi estranei e gli attuali immigrati.

      A parte l'utilità come "postodilavorificio", le Forze Armate sono sempre state viste come un atavismo inutile, qualcosa che si doveva fare solo per compiacere l'occupante straniero, per mostrare di essere "alleati" e "allineati" rispetto al mondo diviso dalla Cortina.

      Quando la Cortina è stata sostituita dalla "guerra sempre, guerra ovunque", cioè l'idea risibile di "esporta la democrazia" che in realtà è il Piano per il Nuovo Ordine Mondiale, siamo stati ben contenti di sospendere la naja in favore di un esercito professionale.

      Senza capire che era un passo fondamentale per togliere agli Italiani la loro sovranità ed indipendenza.

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  2. Spunti interessanti.
    Mi torna in mente Beccaria che credeva nella rieducazione del detenuto o Rousseau
    Lo scopo non è chiaro e sarebbe comunque una mafia parallela: gente parcheggiata fuori corso all'università, residenze sparpagliate per figurare come monoreddito. Fatta la legge, milioni di scappatoie

    Inutilità estrema

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    1. Di sicuro, qualsiasi cosa vogliamo fare, dobbiamo fare i conti con la "meridionalizzazione" della Cosa Pubblica.

      Il guaio però è che a monte non sappiamo cosa vogliamo fare e perché.

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    2. Perché temiamo la mafia. In Lombardia più che mai. Abbiamo, hanno paura e al posto di denunciare questi soprusi si pensa a vivacchiare.
      Povere, future generazioni, figli della paura come li vedo male.

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  3. Nella prima foto sei il secondo da sinistra in basso.
    Spina

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    1. No il secondo da destra invece. Ti sembra che io potessi mettermi in posa da scemo con la baionetta?

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    2. E sai bene chi di noi due è più spina. Spina.

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    3. Errore mio, volevo dire da destra, ti ho riconosciuto subito, spina

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  4. Che scaglione eri?

    Io comunque mi sono divertito. :D

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