domenica, giugno 17, 2018

Escursione Premana, Via del Ferro, Casera Vecchia

L'abitato di Premana si trova in Val Varrone, una valle laterale della Valsassina che prende il nome dal fiume Varrone. Tradizionalmente noto per la produzione di coltelleria, forbici in particolare.


Come potete vedere è un paese di discrete dimensioni, edilizia anni '60 e '70, attaccato con la colla sul fianco della montagna. Da Premana comincia la Via del Ferro che sale seguendo il corso del fiume verso diversi rifugi sulle cime attorno. Io sono andato al Casera Vecchia che si trova in una valle suggestiva e un po' lunare, a circa 1700 metri. Il bosco è differente da quello che si trova salendo da Introbio verso il Buzzoni, la era in prevalenza lecceta, qui invece ci sono molti più abeti. Vi sconsiglio vivamente di fare l'errore che ho fatto io, cioè salire al paese e cercare posteggio, perché è un labirinto, non c'è spazio da nessuna parte e rischiate la multa. Invece potete posteggiare nell'area industriale che si trova sotto, un po' nascosta, bisogna cercare il cartello e svoltare a destra prima di salire. Anche perché tanto il sentiero che parte dal paese scende e poi risale, quindi tanto vale. Il percorso si snoda tutto su una strada semi-carrozzabile, che durante i secoli è stata più volte risistemata in funzione delle attività minerarie, quindi non presenta difficoltà se non per la lunghezza e qualche tratto di pietraia.

Ho mangiato polenta con spezzatino, torta con le noci, acqua frizzante e caffè, 14 euro. Al pomeriggio minacciava pioggia e dopo un pigro tentativo di trovare le antiche miniere, che purtroppo non sono segnalate, sono sceso di buon passo. Si diceva altrove dei borghi dell'Appennino abbandonati. Qui è il contrario, specialmente nel fine settimana è tutto un lavorare, dai paesi salgono sulla montagna a inventarsi qualcosa da fare. Per esempio Premana possiede un anti-paese poco più su, fatto dalle seconde case degli stessi abitanti di Premana, che per ragioni loro vogliono avere una casa in basso e una in alto. Ci sono malghe con le mucche, cataste di legna ovunque, teleferiche, lavori di sistemazione della mulattiera e del fiume, più tutta l'economia della "ospitalità" legata ai rifugi in alto. Salendo abbastanza si trova anche un sistema di laghi artificiali e dighe per l'idroelettrico.

Questa volta le fotografie sono in ordine preciso lungo la salita.






















Curiosità: una cosa bella delle montagne è che sono tutte diverse. A pochi chilometri trovi posti come questo dove c'è acqua dappertutto, la montagna letteralmente gronda acqua da ogni poro e posti assolutamente privi d'acqua, nel senso di acqua in superficie, per esempio l'altro lato della Valsassina dando verso le Grigne. Anche il microclima di una valle è diverso da quello della valle a fianco, per esempio questo percorso per me è qualche grado più freddo del precedente.

Dimenticavo, a partire dall'abitato che vedete a metà della rassegna fotografica, non c'è più segnale di telefonia mobile. Se andata al Casera Vecchia portatevi una pallina, c'è un cane di media taglia e peloso che vuole giocare. Non ha smesso un attimo di infilare la testa tra le mie gambe con un legno perché glielo tirassi, nonostante io facessi finta di nulla, che non sono particolarmente cinefilo.

26 commenti:

  1. polenta con spezzatino, torta con le noci, acqua frizzante e caffè: invidia massimissima!!!

    Bellissima escursione, bellissime foto... bravo!

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    1. A dire la verità il menu dei rifugi cambia tantissimo da posto a posto. Questo è piccolissimo e non facile da raggiungere, quindi anche nei giorni festivi non c'è tanta scelta. Ieri c'era pizzoccheri (se non sai cosa sono, tipo tagliatelle spesse di grano saraceno, erbe, patate, burro e formaggio), pasta con sugo di selvaggina (non precisata), polenta con spezzatino o in alternativa, formaggio.

      In altri posti trovi un vero ristorante con scelta di primi, secondi, terzi e quarti. Ovviamente sono quelli dove si arriva in macchina o con la funivia, che da una parte sono facili attrezzare e rifornire, dall'altra hanno molta più clientela e varia.

      Comunque nella maggior parte dei casi c'è la moglie o la fidanzata del titolare del rifugio che cucina le stesse cose che fa a casa.

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    2. Bisogna anche considerare che la cucina lombarda tradizionale è veramente povera, sia in varietà che in ingredienti. I menu delle feste prevedevano sempre quello che di solito non si mangiava, quindi carne e segnatamente maiale in tutte le salse e confezioni. Gli altri giorni era polenta con il minimo per dargli sapore e sostanza, l'ingrediente più comune era una qualsiasi variante del burro/formaggio, a cui si aggiungevano noci e castagne. In pianura dove c'era più commercio si poteva variare con il riso, uova, un po' più di verdure ma in montagna, dove si tendeva all'isolamento e alla auto sufficienza, era vita grama.

      Ripeto il concetto base: la gente non lo sa perché nessuno glielo dice ma il problema principale del recente passato non era tanto la scarsità del cibo quanto la impossibilità di conservarlo e trasportarlo. Fino al boom economico, quando sono diventati comuni i frigoriferi e i trasporti refrigerati, la gente o mangiava le cose che crescevano a qualche centinaio di metri da casa, oppure mangiava cose sotto sale, disidratate (secche), affumicate.

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    3. Un'altra cosa, io quando scrivo "polenta" in questo contesto intendo SEMPRE la polenta di farine miste, nota come "taragna", non la polenta di farina di mais, quella gialla.

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    4. Oh! Bene che hai precisato, perché per me la polenta è solo quella di mais (gialla, o al massimo bianca).

      [...] che cucina le stesse cose che fa a casa: invidia massima!

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  2. Sono sempre io, dalla terra dei leoni:
    dappertutto credo vada scritto come ho scritto io, senza d-aporstrofo-appertutto.

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    1. Cambia mestiere e inventami una pasticca per non rimbecillire, che mi serve disperatamente visto che rincretinisco a vista d'occhio. Non so più scrivere, aimè.

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    2. No dai, scrivi egregiamente, dico sul serio.
      Forma, contenuti, esposizione.
      Ogni tanto può succedere che ci siano piccoli dettagli che sfuggono. Ma appunto adesso lo sai e te ne ricordi.

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    3. Certi errori una volta non li avrei fatti.

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  3. > che per ragioni loro vogliono avere una casa in basso e una in alto

    Forse per questioni di fienagione? D'estate si stava più in alto per lavorare i prati?

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    1. No, l'abitato si trova presso la intermedia stazione dove veniva lavorato il minerale di ferro. La valle è stretta, non ci sono pascoli ne campi a fieno a quell'altezza, bisogna andare molto più in alto, infatti il rifugio è una "casera vecchia" e più avanti c'è la "casera nuova", dove facevano/fanno il formaggio. Fai conto che quella valle è a 1700 metri. Sopra c'è il link al museo etnografico con tutta la storia.

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  4. Luoghi proprio abbarbicati sulle erte pendici della montagna.
    Si facevano un mazzo così per coltivare luoghi impensabili, un'agricoltura estrema.
    Quando ero piccolo io ebbi la fortuna di uscire con dei contadini, su un carro in legno, trainato dalle mucche, per andare a "fare il fieno" in canaloni impervi tra il bosco.
    Robe che ora non lo farebbe nessuno, se non costretto dalla fame.

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    1. In questo caso particolare la parte interessante è che fino dalla remota antichità questo era un paese che campava della metallurgia, non dei frutti della terra. Fa un po' impressione pensare che calpesti i ciottoli calpestati già in epoca romana lungo la stessa strada.

      Come ho detto, la cosa migliore della montagna è che ogni angolo è diverso.

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  5. I monti mi emozionano sempre, per la loro asprezza, per la loro bellezza.
    Grazie Lorenzo.

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  6. I cani sanno riconoscere le persone buone.

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    1. Io ero indeciso se il cane pensasse che io fossi il leader o lo scemo del gruppo.

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    2. Il cane individua la persona più forte, ma quando ci si mette a tavola, quella dal cuore più tenero.

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    3. dal cuore più tenero che gli smolla cibo dal desco.
      Cosa, peraltro, sconsigliata in ogni testo (anche base) di addestramento canino.

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    4. Io ho mangiato dentro dove il cane non poteva entrare. Secondo me invece pensava che fossi il più tonto.

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  7. Ciao Lorenzo ..
    Ed eccomi qui nel tuo blog!

    Ho scelto questo post perché trovo affascinante il posto e tutta la tua descrizione..

    Non sei male sotto questo aspetto,credo ti faccia bene fare il reporter delle bellezze della natura....e fa bene a chi ti legge ...vediamola come una sorta di disintossicazione dalle complessità della quotidianità....per farla breve evitiamo il caos e l'inquinamento da un cervello che si ribella e fa a pugni con il cuore ...
    Ti lascio un saluto e ti auguro una buona giornata!

    L.

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    1. Come se io sapessi chi è L. Luca? Luigi? Laura?
      Porco cane.

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  8. Ma cosa ti importa e su di un nome che poggia tutto il tuo "interesse" nella vita?

    Conta davvero come mi chiamo o cosa ti scrivo,o contano entrambi o nulla?

    Che cosa conta davvero per te Lorenzo?

    Hai un sacco di roba dentro ,hai tanta informazione e conoscenza ma a cosa ti serve buttarla fuori quasi sempre con un senso di rabbia? Pensi ti faccia bene ,pensi mi faccia bene?

    Oh...ma si certo a maggior ragione adesso mi scrivera chi cavolo sono io per entrare qui a scriverti TT questo vero?

    Io non sono nessuno che tu possa conoscere nel reale...sono una persona che osserva e che sente ....e che scrive nel momento in cui sente di doverlo fare....

    Forse quando inizierai a comprendere che l'amore c'entra "sempre" in questa nostra esistenza terrena anche quando in "assenza" di esso accadono cose che non ti spieghi,che non accetti e che ti spingono ad esercitare il ruolo di "mentore"....ecco forse solo così inizierai a capire il perché una sconosciuta possa scriverti!

    Comunque ribadisco...in questo post si scorge la vera bellezza della natura...una speranza anche nella bellezza umana che sa ancora apprezzare su cosa valga davvero la pena focalizzarsi!

    Buona giornata

    L.

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    1. Primo e ultimo avvertimento.
      Questo è il mio blog e rispondo delle cose che ci sono scritte, da me e da chiunque altro. Se vuoi scrivere qui devi:
      1. avere una o più idee.
      2. argomentare questa idea o più idee in un italiano decente.

      Quando incontri qualcuno gli stringi la mano e gli dici il tuo nome. Si chiama "educazione".

      A parte l'educazione, che è facoltativa, qui conta SOLO quello che scrivi. Le due cose che ho scritto sopra NON sono facoltative, devi avere delle idee e devi esprimerle in italiano (se vuoi, in inglese).

      Non mi pongo il problema di cosa ti faccia "bene". Si tratta di un concetto pericoloso perché implica la MANIPOLAZIONE, ovvero che io menta, finga, inganni ogni volta che secondo me la menzogna, la finzione e l'inganno ti facciano "bene". Sei tu che ti devi preoccupare di cosa ti fa "bene", non io.

      Mi pongo il problema di cosa è giusto e di cosa è sbagliato, di cosa è vero e di cosa è falso. Oppure mi pongo il problema di cosa succede se metto insieme il solfato di rame e lo zinco in una provetta con dell'acqua, cioè del risultato di una certa sequenza di azioni/eventi.

      Riguardo la rabbia, può essere, però avere a che fare con dei pazzi o dei ritardati, sapendo per di più che sono pazzi e ritardati in conseguenza di un disegno di ingegneria sociale, è abbastanza frustrante.

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  9. Ciao Lorenzo, consoglieresti questo percorso ad una coppia con figlio di quasi 2 anni? Quanti km sono? Grazie
    Nicol

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    1. Non ha senso la distanza in orizzontale ma il dislivello e il tempo di percorrenza. Per il percorso descritto nel post da Premana a Casera Vecchia parliamo di circa 1000 metri di dislivello e circa tre ore di camminata.

      Secondo me è troppo impegnativo dovendo portare un bambino.

      Suggerisco come alternativa di andare a Barzio, prendere la funivia per i Piani di Bobbio e da li col sentiero 101 andare al rifugio Buzzoni in circa un'oretta di sentiero quasi in piano. La funivia chiude alle 17. Non fare la cavolata di mettersi sul sentiero col buio o col brutto tempo, piuttosto fermarsi in un rifugio.

      Puoi trovare altre idee qui.

      Direi di scegliere in ogni caso percorsi con poco dislivello e/o che sono sotto le due ore di percorrenza.

      Una eccezione tra i percorsi che conosco è la strada bianca che va da passo culmine ai Piani di Artavaggio. E' lunga, ci vogliono circa due ore ma è abbastanza facile e la pendenza minima. Anche ai Piani di Artavaggio c'è la funivia che parte da Moggio.

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