martedì, luglio 03, 2018

La perversione del diritto

La parola "diritto" significa banalmente "quello che è giusto".

Dato che siamo sottoposti alla tirannia delle Elite Apolidi e conseguente lavaggio del cervello, oggi la parola "diritto" viene usata, come tante altre cose, come un'arma, come un piede di porco, per scardinare il nostro mondo e obbligarci al Mondo Nuovo.

Facciamo degli esempi.
Se io fossi gay per non essere "discriminato" dovrei avere gli stessi "diritti" di chiunque altro. Questo però non è sufficiente perché in quanto gay io DEVO avere il "diritto" di avere un figlio, NON IMPORTA COME e questo si traduce nella riduzione dei bimbi a merce che può essere fabbricata, comprata e venduta. Fermatevi a considerare quale sia il torto più grave e laido, quello di impedire a me gay di avere un figlio piuttosto che quello di "mercificare" esseri umani, i più indifesi, per interesse di chi ne fa commercio e per il mio sollazzo. Un concetto che tra parentesi è abbastanza contiguo a quello di fabbricare esseri umani come riserva di organi da trapiantare in chi può pagarli.


Se io fossi africano per non essere "discriminato" dovrei essere trattato come, che ne so, un giapponese. Ma non basta perché mentre il giapponese è soggetto alla legge, quindi deve arrivare alla frontiera con passaporto e visto, io in quanto africano devo avere il "diritto" di essere "accolto" senza che mi sia chiesto chi sono, da dove vengo e sopratutto dove vado e perché. Ovvero essere africano implica il "diritto" di spostarsi liberamente per il mondo senza che nessuno possa obbiettare. Non solo, se io porto la famiglia su un gommone e qualcuno dei miei figli o mia moglie affogano, ho il "diritto" di essere trasportato in Italia, alloggiato, sfamato e di fatto il "diritto" alla cittadinanza, senza che nessuno venga a chiedermi conto di avere causato la morte dei miei congiunti o di chiunque altro io abbia accidentalmente buttato in mare o accoltellato. Se nel caso soprastante si confronta il "diritto" del cliente col diritto dell'essere umano mercificato, qui si confronta il "diritto" del "migrante" di imporsi sulla popolazione di qualsiasi luogo, su chiunque altro. Infatti sul Corriere mi informano che anche se gli Italiani non vogliono "accogliere" immigrati, siccome la "minoranza" conta più della "maggioranza" e siccome la "maggioranza" ha ragione ed è "popolo" nel senso buono solo quando obbedisce alle Elite Apolidi, l'opinione degli Italiani non conta nulla, possono agitarsi e rumoreggiare quanto gli pare. Alla fine dovranno tacere e obbedire. Incidentalmente, ricomprare le biciclette.


Chiudo con una cosa meno drammatica, il "diritto" alla pensione.
Leggevo dei "vitalizi" che bisogna abolire. Quello che nessuno dice è che in certi casi il "vitalizio" ha come presupposto che una persona versi 3 euro di contributi e ne riceva 100 di pensione. Ingiustizia, perché tutti gli altri devono versare 30 euro di contributi per ottenere 100 di pensione. D'accordo. Adesso fermatevi a ragionare sulla logica di fondo. La differenza tra il "vitalizio" ingiusto e il "diritto" alla pensione sta solo nel diverso rapporto tra quanto versato e quanto si riceve. Ma il rapporto è comunque ARBITRARIO perché quanto si versa NON HA ALCUN RAPPORTO CON LA PENSIONE. O meglio, il rapporto viene deciso in sede governativa nel tentativo di conciliare il BILANCIO DELLO STATO con la necessità di provvedere un vitalizio a quanta più gente possibile. Come si vede, che la contribuzione sia 3 o 30 non fa differenza rispetto al "diritto" di ricevere 100. Perché NESSUNO versa 100 per ricevere 100, ovvero nessuno si vede restituire quello che ha versato.


Ora, fateci caso, ogni singola perversione del "diritto" viene dalla stessa medesima direzione. La direzione di quelli che decidono dei "diritti". Perché sono moralmente, intellettualmente e anche fisicamente superiori.

2 commenti:

  1. Il dirittismo è la riformulazione demagogica, politicamente corretta, progressista delle fregnacce, delle frodi, del paese dei balocchi collodiano.

    Viene utilizzati dagli imbonitori di masse e da queste giulivamente eletti, per "politiche" impossibili, insostenibili, ingiuste.
    In altre parole il dirittismo è, nell'etica personale dei limiti e della respon-abilità, lo stesso adulteratore che è la "green economy" per l'ecologia: una serie di boiate a volte così evidenti, grezze, strampalate, inique che io mi chiedo come tutto il teatrino possa andare avanti.

    La connivenza tra imbonitori e creduloni è meno pulita di quanto si creda, non è affatto vero che siano i secondi le vittime di questa relazione patologica e corruttrice.

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    1. Come dico sempre, è stato progettato a tavolino e messo in opera a partire dagli anni Settanta. Era parte del concetto generale della necessità di "rivoluzionare" il mondo.

      Nota bene, usavano la stessa parola dei Comunisti, "rivoluzione" ma con un significato del tutto diverso. Per quelli significava spossessare la Borghesia tramite la collettivizzazione, per questi significava invece negare il passato, gli avi e ridefinire l'essere umano secondo le solite linee della Cultura Unica e del "meticciato", per addivenire all'individuo monade, scollegato da tutto, senza terra, senza passato, senza futuro.

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