mercoledì, luglio 04, 2018

Uomini e macchine

Pare che sia abbastanza diffusa la incomprensione RAI3 - renziana - confindustriale circa la differenza tra macchine e persone. A questo proposito cito la signora Galbanelli che ci spiega come funziona il "blockchain" dicendo che è come un notaio senza i costi del notaio. Andiamo a chiarire la faccenda delle differenza tra una macchina che svolge la funzione del "notaio" e una persona "notaio".

Una macchina fa bene una cosa semplice, stupida, per un numero molto grande di volte (o molto velocemente). Per esempio fare un buco in un angolo di una lamiera. Milioni di buchi nell'angolo di milioni di lamiere. La macchina opera nei limiti della sua progettazione, IDEALMENTE facendo ne più ne meno di quello per cui è disegnata. Dico idealmente perché siccome la macchina è stata disegnata da una persona e la persona non è onnisciente, chi l'ha progettata ha considerato un certo numero di "condizioni" possibili e di solito ha omesso un certo numero di "eccezioni", oltre ovviamente i possibili difetti involontari e talvolta anche intenzionali (es. backdoor). Nell'esempio di cui sopra, il progettista può avere progettato la macchina in modo che verifichi che le dimensioni e lo spessore della lamiera siano quelli voluti ma avere omesso il controllo che la lamiera sia di acciaio invece che di rame, quindi quando capita che alla macchina viene fornita una lamiera di rame la macchina procede come da progetto e sbaglia.

L'essere umano è un aggeggio molto differente. Per prima cosa mentre la macchina rimane sempre uguale da quando viene costruita a quando viene smantellata, l'essere umano è un sistema instabile che cambia continuamente, da un istante all'altro. Poi l'essere umano esiste attraverso l'adattamento. Se una persona viene messa davanti ad una scodella di minestra, col problema di bere la minestra, può decidere di sollevare la tazza e portarla alla bocca, se non può sollevare la tazza può chinarsi per succhiare la minestra, può guardarsi attorno per vedere se trova una cannuccia, un tubo o svellere un pezzo di plastica o di legno dall'arredamento e intagliare un cucchiaio.

Ora, premesso che se il "notaio" è una funzione inutile, non serve nemmeno una macchina, la differenza tra la "macchina notaio" e il "notaio umano" è che la macchina può solo operare nei limiti della sua progettazione quindi, per esempio, confrontare un documento con un "modello" che abbia una serie di caratteristiche specifiche. Quello che la macchina non può fare è affrontare una situazione non inclusa nella progettazione, adattarsi, cercare autonomamente una soluzione al problema. Nel mondo delle macchine la cosa migliore è che la macchina si accorga che la situazione non è prevista e si arresti per chiedere l'intervento umano, la cosa peggiore è che interpreti la situazione estranea come uno dei casi previsti e proceda, perché da questo comportamento non c'è via di uscita. Viceversa, un "notaio umano" facilmente potrebbe sbagliare nel confrontare milioni di documenti con un "modello di conformità" ma la sua capacità e quindi il suo ruolo consiste nel riconoscere una situazione insolita, l'eccezione, che sia accidentale, dovuta a incuria o ancora una azione dolosa, per intraprendere autonomamente una azione correttiva se nota oppure cercare una soluzione nuova. Magari anche retroattivamente.

La macchina non "garantisce" niente, nel caso del buco nella lamiera il fatto che tutte le lamiere bucate siano conformi dipende dalla condizione a priori che tutte le lamiere siano fornite alla macchina del materiale, dimensione e spessore previsti, quindi la "garanzia" non è nella macchina, è nello stato precedente. Noi accettiamo la possibilità che la macchina fallisca nel fare il buco nella lamiera quando le condizioni a priori non sono rispettate perché IL VALORE della lamiera bucata è insignificante. Viceversa, pensiamo ai "robot chirurgici" o ai "piloti automatici", tutte queste macchine sono sempre supervisionate prima e durante le loro operazioni da delle persone. La supervisione delle persone si rende necessaria per la ragione che ho detto, non tanto "garantire" che tutte le lamiere siano bucate come previsto ma che quando capita la lamiera di rame invece che di acciaio, l'eccezione sia riconosciuta come tale e che venga intrapresa una azione correttiva, lungo una catena di eventi che non può essere determinata a priori.

Da questo consegue che affidare la propria esistenza invece che la lamiera col buco ad un meccanismo è una idea veramente stupida perché, come tante altre cose della contemporaneità, è un sistema il cui fallimento è CERTO e contenuto nelle premesse.

10 commenti:

  1. Le osservazioni sono molto pertinenti, anche se non escludono compiti nei quali le macchine, anche quelle automatiche, possono essere una manna dal cielo. Il problema, secondo me, è un altro: dove va a finire il reddito generato dalle macchine? Sicuramente non nelle tasche di viene "estromesso", né di quelle di coloro che continuano a lavorare. Non per niente abbiamo macchinari da paura, ma continuiamo a lavorare come prima, più di prima, t'amerò.

    Il problema non è avere o non avere macchine in attività, il problema è avere o non avere accesso alla ricchezza generata da quelle macchine.

    Niente da ridire, invece, sull'inutilizzabilità dell'automazione in ambiti per i quali l'automazione genera situazioni in qualsiasi modo rischiose.

    P.S. Particolare che di solito si evita di ricordare: le macchine non sono a gratis! Molte volte spostano solo altrove gli sforzi per tenerle in esercizio. Arrivo a ipotizzare che esistano non pochi contesti nei quali l'impiego delle macchine, considerando tutta la filiera connessa alla loro esistenza e al loro esercizio, possa costituire una perdita netta.

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    1. Primo, come ho detto, le macchine fanno cose sempre uguali e cose stupide, quindi quello che fanno vale poco o nulla, se prendiamo il singolo pezzo. Vediamo se questo concetto riusciamo a stabilirlo, dove la macchina, il valore del singolo pezzo tende a zero.

      Secondo, la macchina di suo non genera nessun reddito. Si limita a fare un buco nella lamiera. Che questa azione abbia un ritorno positivo o negativo non dipende dalla macchina, dipende da chi la adopera. Per esempio se io giro attorno al palazzo con la moto consumo solo benzina. Se faccio girare un generatore che alimenta il frigorifero del furgoncino dei gelati e vendo i ghiaccioli 2 euro l'uno, ottengo un "reddito".

      Non ho capito il concetto di "lavorare come prima", nel senso che è ovviamente falso. Nella prima metà del Novecento mio nonno sopraintendeva la bonifica di aree paludose. Scavava dei canali e a quel tempo si faceva coi badilanti, persone che scavavano la terra col badile e la spostavano con i carrelli su rotaia. Oggi lo stesso scavo si farebbe con dei bulldozer o delle pale meccaniche e la terra si porterebbe via con degli autocarri. Il lavoro che prima facevano centinaia di persone adesso lo fa magari una decina. Il punto è che comunque col badile o con la pala meccanica fai sempre un buco per terra e sposti la terra da qui a li. La natura del "lavoro" è uguale a priori.

      Terzo, non c'entra direttamente il rischio, c'entra la versatilità e la adattabilità, che sono due caratteristiche che le macchine, per definizione, non possiedono e che incidentalmente sono necessarie in molti casi. Facevo il caso del notaio. Li non c'è un rischio fisico, diretto ma esiste la possibilità che un tale procedimento sia difforme dal "modello" per una ragione qualsiasi. A quel punto la macchina o si arresta oppure non è nemmeno abbastanza furba da arrestarsi e prende l'eccezione come uno dei casi previsti, facendo un guaio.

      Le macchine non sono gratis ma siccome possono essere fabbricate da altre macchine (NON PROGETTATE), il loro costo tende a zero. Facciamo il solito esempio dei gadget elettronici che all'aumentare esponenziale della complessità hanno visto il crollo del costo e quindi la diffusione di massa.

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  2. Un esempio: se il mio lavoro mi permette di guadagnare cinque euro netti l'ora e devo andare da x a y percorrendo cinque chilometri, mi conviene di più spostarmi in auto o prendere un'ora di permesso al lavoro e spostarmi a piedi (considerando lo spostamento a piedi come un lavoro pagato cinque euro l'ora). Occorrerebbe fare due conti con un po' d'attenzione. Il risultato non è scontato come potrebbe sembrare a prima vista.

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    1. Ti conviene cambiare mestiere.
      Comunque tutto il discorso non era quantitativo ma qualitativo. Non importa quanto grande, piccola, lenta, veloce, la macchina non può fare altro che, nel migliore dei casi, le cose per cui è stata disegnata. Non può affrontare nessuna situazione che non sia stata prevista dal suo disegno in origine.

      Il noccio del discorso è che il lavaggio del cervello contemporaneo vuole invece convincere la gente che dentro le macchine ci sia una "magia soprannaturale" che superi qualsiasi contingenza del mondo fisico. Quando è esattamente IL CONTRARIO.

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  3. L'approccio è fallato visto che le macchine che producono non possono consumare: quindi, matematicamente, non regge.
    Se non ci sono redditi o sono sempre più scarsi per gli acquirenti umani, prodotti e servizi risultanti direttamente o
    indirettamente dall'automazione, a chi verranno venduti?

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    1. Cosa significa che non possono consumare? Le macchine sono progettate per imitare gli uomini, quindi funzionano come noi, mangiano, respirano, processano, parte consumano e parte lo espellono come "prodotto". Parecchi animali di allevamento sono in pratica macchine biologiche.

      Ovviamente le macchine non sono progettate (ancora, sottolineo il fatto che c'è una persona che le concepisce) per consumare LE STESSE COSE degli uomini, altrimenti sarebbero IN COMPETIZIONE. Torno agli animali, tutti quelli che competono con noi sono stati eradicati, non a caso.

      In altre parole, non esiste una macchina che funziona a salame.

      Il concetto del "reddito" ma secondo me sarebbe più sensato usare quello del "valore" ci porta all'analisi marxista dell'economia e alla critica del marxismo di varie fonti. E' un argomento troppo complesso per me e per questo blog.

      Nel nostro caso tutto il discorso ha poco senso perché le macchine esistono a priori, non le dobbiamo inventare noi. Nel caso del post, ovvero la predicazione RAI3 - renzian - confindustriale, non solo tutta la tecnologia della "nuova rivoluzione industriale", ovvero "Piano Industria 4.0" è roba vecchia, è anche onnipresente per ragioni qualsiasi, compreso quello che facciamo qui, cioè cazzeggiare.

      A questo punto si inventano l'idea che i documenti della Pubblica Amministrazione devono essere immessi in un network "peer to peer", vedi alla voce "notaio digitale col blockchain". Io non capisco la ragione perché non ne vedo l'utilità. Infatti la Pubblica Amministrazione mica esiste per fornirci dei servizi, esiste per dare lavoro a quanti più disoccupati e "amici" possibile. Se introducono l'automazione, se la incrementano, quello che ottengono è l'ulteriore "stupidificazione" della Pubblica Amministrazione. Cioè oltre a funzionari con tutti i problemi del mondo, aggiungiamo macchine che possono solo fare quello per cui sono state progettate, forse. Risultato, come nel caso della mia carta di identità elettronica, tre mesi di attesa per l'appuntamento, compilazione di moduli e registrazione di impronte digitali, attesa di dieci giorni che tornasse la tessera dalla Zecca di Stato, ecco la tessera che non serve a niente, non fa niente di più di quella cartacea, anzi la fotografia è molto più piccola e in bianco e nero, potrebbe essere chiunque invece che me. Voi direte si ma il microchip? Non so, non ho provato a infilarlo nel didietro per vedere ma per il resto quel chip non si collega a niente.

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    2. Le macchine fanno cose ripetitive.
      Sono molto utili. Esse consumano energia, parti di ricambio, materiali di consumo.
      Non si riproducono.
      Non sono capaci di spendere. Per questo non sono interessanti sul fronte consumistico: non esistono (ancora?) macchine che vengono condizionate dalla pubblicità affinché si diano al consumismo.
      Per questo non sono interessanti per il processo lucrativo.
      La macchina non "garantisce" niente, neppure quella di assicurare forme rilevanti di utili dal consumo di prodotti e servizi "voluttuari" (che non siano quindi quelli indispensabili per il loro buon funzionamento).

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    3. Tecnicamente non è vero, le macchine possono riprodursi, cioè creare copie di se stesse. Quello che non possono fare è inventare macchine diverse, che non sono incluse nella progettazione della macchina mamma. Ovvero, le macchine non possono IMMAGINARE, figurarsi una realtà fittizia e poi tradurla in realtà.

      Sul consumo la vedi al contrario. Non è che le macchine non possano consumare, è che le persone consumano in maniera irragionevole perché col lavaggio del cervello sono ridotte a comportamenti condizionati, meccanici. Sono le persone che fanno come le macchine.

      Le macchine garantiscono il consumo. Pensa ai miliardi di litri di carburante che la presenza di 7 veicolo ogni 10 persone garantisce in Italia. Più tutti i materiali "di consumo" (appunto) come olio, freni, gomme, lampadine, filtri, eccetera. Più il contesto che serve ad alimentare le macchine, la rete dei benzinai, quella dei meccanici, le revisioni, i concessionari, le discariche, la rete stradale che va costruita e mantenuta, eccetera.

      Oppure, pensa ad Internet. Non solo i cavi, gli snodi, tutta l'elettronica ma la quantità enorme di energia elettrica per alimentare tutto e anche per raffreddare gli impianti (quindi pensa allo spreco) su scala planetaria.

      Oppure ancora, pensa alla ISS, la stazione spaziale, bisogna rifornirla di varie sostanze chimiche che questa consuma per funzionare e per mantenere l'orbita. Mandare un litro d'acqua alla ISS anni fa mi sembra che costasse circa 10 mila euro (la forniva l'Italia, l'acqua).

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    4. Ah, nota che la possibilità di fare copie di se stesse è un grosso problema nelle storie di SF classica. Tipicamente le macchine in quelle storie assumono il comportamento dei virus, ovvero "consumano" gli ambienti umani per creare infinite copie di se stesse.

      Di conseguenza se costruissimo macchine più sofisticate di quelle odierne, bisognerebbe stare ben attenti alle direttive che gli impartiamo.

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