giovedì, luglio 12, 2018

Xenofobia e xenofilia

Stamattina mentre andavo in banca mi è venuta in mente la parola "xenofilia", ho controllato ed esiste davvero. Secondo il dizionario Hoepli:

xenofilia
[xe-no-fi-lì-a]
o senofilia
s.f. (pl. -lìe)
1 Ammirazione sistematica e indiscriminata per gli stranieri e per tutto ciò che è straniero
2 BIOL Tendenza di alcuni animali a insediarsi e a vivere nell'habitat di animali di mole maggiore

Il mio pensierino è stato questo: se cammino in un villaggio dove vedono poche facce nuove è normale che gli abitanti mi guardino un po' storto. Per "rompere il ghiaccio", come si dice, è buona norma salutare rispettosamente e magari fare due chiacchiere col nativo. Si tratta della "xenofobia", parola che viene ripetuta spesso a sproposito quando si parla degli immigrati.

xenofobia
[xe-no-fo-bì-a]
o senofobia
s.f. (pl. -bìe)
Ostilità sistematica e indiscriminata nei confronti degli stranieri e di tutto ciò che è straniero

La "xenofobia" non solo è un comportamento umano NORMALE, è anche logico, funzionale, se consideriamo che nella antichità, quando le risorse erano scarse, ogni straniero era un competitore, un avversario, un nemico POTENZIALE e per questa ragione quando si saluta uno sconosciuto, come ho scritto sopra, SI MOSTRANO LE MANI VUOTE, ad indicare che non si portano strumenti d'offesa, che si viene in pace.

La "xenofilia" al contrario è un comportamento ovviamente ANORMALE e illogico, se consideriamo le persone. La gioia con cui i "media" celebrano le virtù degli stranieri immigrati in Italia, con cui si apprezzano oltremodo le altre culture, tradizioni, cucina, lingua, insomma qualsiasi cosa venga da fuori e nello stesso tempo si dimenticano o si disdegnano le virtù locali, non solo è parossistica, è anche forzata, innaturale, soprattutto come comportamento di massa, perché eccezioni e devianze individuali sono fisiologiche. Questo significa che gli Italiani "xenofili" si comportano cosi perché sono CONDIZIONATI. Il condizionamento presuppone una intenzione, uno scopo e quindi dei mandanti e degli esecutori.


Per forza, le altre sono nazifasciste


Come doveva essere un cavaliere medievale


Immagine artefatta dai nazifascisti

Non sto scrivendo niente di particolarmente nuovo o intelligente. Sono cose banali sotto gli occhi di tutti. Adesso però viene un'altra domanda. Se i "media", sia quelli della "informazione" che quelli dello "intrattenimento", ci martellano con una propaganda cosi sfacciata, sopra le righe, eccessiva, come è possibile che, anche quando siano stati condizionati fino dall'infanzia, gli Italiani se la bevano? Che sopportino questa sostituzione meccanicamente ovvia di una "realtà" con un'altra?

A margine, faccio presente che questo meccanismo di condizionamento non riguarda solo la "xenofilia". Per esempio in passato ho citato film e serie televisive (Star Wars della Disney, Star Trek) dove si invertivano a bella posta i "ruoli" classici di genere, la donzella in pericolo e il prode cavaliere vengono rimpiazzati dall'uomo insicuro e fragile, la figura patriarcale inevitabilmente psicopatica, figure eroiche che possono essere solo donne energiche, con esiti spesso cosi irreali e forzati da ottenere un effetto comico, oppure omosessuali pieni di talento e integrità morale.


Partiamo da qui


Arriviamo qui


Partiamo da qui


Arriviamo qui

Adesso aspetto il commento di qualcuno il cui nome inizia per F che mi dice "Jeanne d'Arc era già eroina di Francia agli inizi del Quattrocento".

23 commenti:

  1. Niente da eccepire sulle osservazioni quanto mai opportune che porti alla nostra attenzione. Io però vorrei soffermarmi un attimo sull'inesattezza del significato attribuito a "xenofobia" in quel vocabolario (evidentemente scritto in tutto o in parte da persone non molto accorte).

    xenofobia [xe-no-fo-bì-a] o senofobia s.f. (pl. -bìe)
    Ostilità sistematica e indiscriminata nei confronti degli stranieri e di tutto ciò che è straniero

    Il prefisso xeno- in effetti definisce qualcosa che riguarda la diversità, anzi, più spefificamente forme di diversità marcatamente estranee. E fin qui ci siamo (quasi, perché straniero è usato in forma un po' forzata).

    Il suffisso -fobia, invece, non ha nulla a che spartire col concetto di ostilità! Piuttosto, è correlato al concetto di paura, di timor panico incontrollabile. Il "fobico" è persona che si pone solitamente in posizione succube rispetto al soggetto della propria fobia.

    Per dire, l'aracnofobo non va in giro per la campagna a cercare e schiacciare sistematicamente i ragni, si ritrae con orrore e senza possibilità di restistere all'impulso di ritrarsi con orrore dalla presenza di qualsiasi ragno, sia esso un gigante ultravelenoso ed aggressivo, o un innocuo ragnetto da sei milligrammi che riposa passivamente sulla sua tela quasi ectoplasmatica.

    L'agorafobico non si adopera per far sì che le comunità umane spostino le proprie residenze nel sottosuolo, semplicemente cede a livello emotivo se esposto a spazi aperti che non aggredirà ma cercherà di evitare con minuziosità certosina (per autodifesa verso quello che la sua psiche distorta considera un pericolo estremo).

    ... e così via.

    Lo xenofobo non può dunque essere definito come persona incline a "ostilità sistematica e indiscriminata nei confronti degli stranieri e di tutto ciò che è straniero". E' un falso linguistico. Intenzionale?

    Sicuramente saprai tu suggerirmi un lemma che corrisponda alla definizione data da quel vocabolario "fantasioso". A me, sui due piedi, non ne viene in mente alcuno.

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    1. Io per coerenza ho usato lo stesso dizionario Hoepli per entrambe le voci.

      Se ti interessa, Treccani ha una voce enciclopedica sul termine che però mi sembra essere ancora più controversa.

      Onestamente, in questa sede fare del sofismo, per quanto corretto, mi sembra superfluo, basta il senso che il termine ha nella "vulgata", dato che, come ho cercato di dire, non abbiamo il problema della "xenofobia", abbiamo il problema OPPOSTO, ovvero che c'è gente che ha un orgasmo se vede un nero che prende il posto di un italiano o di un europeo.

      Ogni tanto lo ripeto, siamo passati alla leggenda che vuole i Greci che cantano mentre vanno incontro alla flotta persiana:

      "Avanti, figli della Grecia,
      liberate la terra dei padri,
      liberate i vostri figli, le vostre donne,
      gli altari dedicati agli dei dei vostri avi,
      e le tombe dei vostri antenati:
      ora c'è la guerra per tutte le cose."

      Al contrario, a gente che gode se lo stranieri piscia sulla tomba dei padri, se chiava le sue donne. E siccome non può essere NATURALE, è un fenomeno indotto artificialmente. Cosa che amplifica e sposta i termini del problema.

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    2. Non sono sofismi. Pensa a cosa significa il fatto che non mi viene agevolmente in mente alcun vocabolo che porti in sè il significa attribuito "erroneamente" a xenofobia, mentre vengo privato di quello che spontaneamente richiamo (e dovrei poter continuare a richiamare) con quel lemma.

      E' riconosciuto in pedagogia che il linguaggio indirizza e plasma il pensiero. Dunque, se veniamo indirizzati ad accogliere agevolmente il concetto, con connotazione negativa, di "ostilità sistematica e indiscriminata nei confronti degli stranieri e di tutto ciò che è straniero", concetto per il quale dovremmo invece ricorrere a impegnative perifrasi non sovvenendo agevolmente alcun lemma che richiami gli stessi concetti... non è che tutto questo è coerente con quello che tu chiami "il piano"? Agevolare la formulazione di certi concetti (graditi) e ostacolarne altri (sgraditi) o, in altre parole, agevolare certi pensieri e ostacolarne altri.

      Si chiama manipolazione. Gli attentati ai vocabolari si stanno facendo un po' troppo numerosi e univoci per poter pensare a una naturale e spontanea evoluzione linguistica. A mio avviso non si tratta per niente di sofismi, perché è con queste cose che si costruisce ad arte il senso comune.

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    3. Considera un attimo questa cosa:

      "Per l’aggravante dell’odio razziale è “irrilevante l’esplicita manifestazione di superiorità razziale” e può essere applicata anche nel caso di espressione generiche di disprezzo verso gli stranieri come “che venite a fare qua…
      Dovete andare via”. Lo precisa la Cassazione che ha confermato l’aggravante della finalità di discriminazione razziale, e il relativo aumento di pena, a un 40enne, accusato di lesioni, in concorso con un’altra persona."


      La citazione arriva da qui.

      Come vedi, il linguaggio non è secondario. Ora, dire a qualcuno di andarsene non ha nulla a che fare con la razza, e neppure rilevare la razza di alcuno ha direttamente a che fare col razzismo. Eppure, giocando con il legame significante/significato come prestigiatori impazziti, distorcendo e piegando un pezzetto alla volta, viene dato a un magistrato il potere di mettere in campo azioni materiali che calpestano la vita delle persone. Il percorso non è casuale, come ha più volte maldestramente e involontariamente messo in luce l'ex presidente della camera dei deputati.

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    4. Si d'accordo ma ripeto, se l'uso del termine "xenofobia" è parte della manipolazione, il condizionamento vero la "xenofilia" è "n" volte più evidente e causa di conseguenze meccaniche.

      Faccio il solito esempio, che ho citato anche nell'elenco dei 10 punti con cui dovrebbero ricostruire la "sinistra". Se non esistono gli Italiani, non esiste nemmeno la pummarola. Ovvero, se tu cancelli un Popolo cancelli tutte le tipicità, cosa ancora più vera nel nostro caso, dove la "italianità" è un mosaico di mille localismi. Una volta che cancelli le tipicità, non ci rimane più niente perché l'Italia non ha petrolio, uranio, diamanti e nemmeno grandi pianure coltivabili, non ha una beata fava a parte 50 milioni di gente da sfamare.

      La "xenofilia" è ovviamente paradossale perché non puoi pensare di mettere un immigrato in un punto qualsiasi della "filiera" di un prodotto tipico e vendere al cliente che è uguale. Non è uguale per niente. Pensiamo alla moda, che si fonda sulla tradizione delle filande, delle tintorie e delle sartorie artigianali italiane. La stoffa la fanno a tonnellate in Cina o in India ma non puoi venderla come "moda italiana".

      Eccetera.

      Invece la faccenda della Magistratura non è affatto una questione lessicale o semantica, è che la Magistratura fa dichiaratamente politica e la fa CONTRO il Popolo italiano, che disprezza.

      Abbiamo tutti contro, a livello sovra-nazionale e nazionale, tranne quelli che possiamo nominare noi, i cosiddetti "populisti".

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    5. Oh, mi vengono in mente alcune possibilità per "rimettere a posto" il lemma xenofobia e permettere di usare quelli adatti a veicolare il significato esatto.

      Dunque, abbiamo misoxeno per indicare chi attribuisce connotazioni negative allo straniero, sulla falsariga dell'atteggiamento
      proprio del misogino nei confronti delle donne.

      E, per andare oltre e definire che porta la sua avversione verso il desiderio di distruzione sistematica, abbiamo xenoclasta.

      Se poi alcuno dovesse andare ancora oltre e mettere in pratica con violenza fino alle estreme conseguenze la propria avversione, potremmo parlare di xenocida (cosa che, per inciso, da sempre le dirigenze costringono ad essere i soldati di ogni dove).

      Già con tre parole si potrebbe aiutare la gente a mettere al posto giusto un po' di idee. Ma non è quello che vuole chi "maneggia" il linguaggio...

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    6. D'accordo ancora.
      Però ti faccio presente che se vieni a mangiare a Milano trovi solo ristoranti "etnici" o ristoranti "italiani" con stranieri in cucina (e sovente anche a servire ai tavoli).
      Insisto, quando un Americano viene in Italia già arriva pensando che "spagetti with meatballs" sia un piatto tipico, poi gli proponi il calamaro farcito col cuscus in bagno d'olio motore che ho visto l'ultima volta al ristorante, direi che possiamo chiudere bottega, specie se la merda la vuoi fare pagare come cioccolato finissimo.

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    7. E qui mi rifaccio, mio malgrado, a quel marxista cronico di Fusaro, che ha detto esattamente quello che dicevo io già molti anni fa. E' un progetto "globale" di ingegneria sociale per creare un nuovo "proletariato" che non è povero (solo) di risorse materiali ma è privo di qualsiasi identità e cultura, privo di riferimenti, perfino quelli familiari o amicali.

      La "xenofilia" non è radicata davvero nell'amore smodato per l'estraneo, è radicata nell'odio per se stessi e in questo consiste la continuità della cosiddetta "sinistra".

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    8. Da cui è ovvio che "xenofobia" è un problema secondario, visto che il punto di tutta la faccenda è eliminare noi, sia in senso materiale che in senso lato.

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  2. Al di là delle considerazioni valide che continui a riportare (quelle sulla tipicità ecc.), rimarrei sul lessico riprendendo le tue parole:

    "se l'uso del termine 'xenofobia' è parte della manipolazione, il condizionamento vero la 'xenofilia' è 'n' volte più evidente"

    Affermazioni con la quale concordo in pieno. Epperò, nota come il termine xenofilia non viene mai (MAI) usato se non da chi si oppone al condizionamento. Sarà mica perché è troppo simile a certi "richiami pavloviani negativi" tipo "pedofilia", "parafilia", ecc.? (risposta a mio avviso ovvia: ) Il concetto è simile a quel famoso "la mafia non esiste" -- non parlare di una cosa, nel linguaggio cifrato delle manipolazioni, equivale a negarne l'esistenza nella testa di chi non è portato a soffermarsi, a considerare e riconsiderare. Non parlando di xenofilia viene obliterata, nei cervelli "distratti", l'opportunità di rivolgere ad essa un pensiero, quand'anche fugace.

    Esiste anche la manipolazione... diciamo così... omissiva.

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    1. Ma cosa dici, NON ESISTE la "xenofilia", è semplicemente come DEVE PENSARE E SI DEVE COMPORTARE una persona "normale". Quelli che non sono "normali", sono "xenofobi", quindi ignorantoni e pazzi criminali nazifascisti.

      Ti dico di più, se la "xenofilia" blanda è "normale", la "xenofilia" convinta è come il porno, è propedeutica all'orgasmo. Vedi i cartelli inalberati dalle signore "manifestanti" nel periodo pre-elettorale, quando si giocarono la carta della "resistenza" contro la "onda nera".

      Milioni di persone vivono in un mondo ribaltato.

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    2. L'etimologia è spesso interessante, curiosa, talvolta persino rivelatrice, ma quel che conta è il significato che una parola ha assunto e oggi uno xenofobo è uno che detesta gli stranieri, non uno che ne ha paura. Stessa cosa per omofobo: non è uno che ha paura dei ricchioni, ma che li detesta o a cui almeno non piacciono, specie se sono invadenti, ridicoli e disgustosi come in quelle orge dell'osceno che sono i gay pride (ovviamente questa affermazione è orrendamente omofoba e rischio di brutto). Vent'anni fa non esisteva il crimine o l'aggravante dell'omofobia. La campagna in occidente per sdoganare e persino promuovere l'omosessualità mi pare un'evidenza. Oggi tutti, ma veramente tutti - giornali televisione, politici, presidenti della repubblica, teste coronate (il re di Norvegia), persino la Chiesa cattolica, condannano l'omofobia. Hanno dato dell'omofobo persino al povero Alain Delon quando ha osato affermare in pubblico che per lui la coppia è formata da un uomo e una donna. È davvero un caso che sia soprattutto la sinistra a denunciare gli omofobi? Visto che la lotta di classe non tira più l'uccello a nessuno non gli è parso vero di avere un'altra bandiera, un'altra alta causa a cui votarsi: la lotta al crimine dell'omofobia. E la Chiesa appresso, incredibile. Quella Chiesa che considerava peccati mortali le pugnette - ti mandavano all'inferno - e che bisognava confessare. Poveri preti che hanno dovuto ascoltare un milione di volte questi peccati e poi dare l'assoluzione.

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    3. Essere (moderatamente) xenofobi, temere coloro che non conosciamo e nei quali non riusciamo a riconoscerci, ma anche coloro che abbiamo conosciuto come persone potenzialmente pericolose, è cosa normale e costruttiva. Quando suona uno sconosciuto alla tua porta che fai, apri e lo inviti a entrare per mostrargli la casa, il nipote nella culla e la mamma rimbambita in sedia a rotelle? Gli mostri le cose più prezione di famiglia (sì, anche gli averi)? Oppure, più concretamente, tieni un profilo "distante" e prudente stando dietro la porta, pronto a ritrarti, oppure uscendo in strada e chiudendo l'uscio dietro di te? Magari di fronte a certi atteggiamenti poco "limpidi" ti viene pure da impugnare la zappa... è strano? è "poco civile"? Mah...

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    4. Mi ripeto: piegare il linguaggio significa piegare le menti. Chi lo fa, lo sa. Non c'è casualità, non c'è innocenza.

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    5. Ok MrCoso, tutto giusto ma tu fai l'insegnante, no? Dovresti sapere che la gente non sa leggere e scrivere in italiano, figurarsi se va a sottilizzare sull'etimologia di parole in greco attico.

      Secondo me siamo abbastanza oltre il "piegare le parole". Non solo perché ci sono fior di laureati che non riescono a coniugare i verbi ma perché a monte è stata stravolta sia la percezione delle cose che la capacità di elaborazione.

      Ti faccio un esempio abbastanza classico. Il nostro Francesco ha appena scritto un commento cosi:

      "ieri sera nell'Inghilterra giocavano negri con i seguenti cognomi
      Walker
      Sterling
      Lingard
      cosa avevano secondo te di africano?"

      Il poveretto è cosi stravolto dalla sua xenofilia strumentale che non si rende più conto di nulla. Alla sua domanda retorica si potrebbe dare una risposta "razzista", perché storicamente il "razzismo" fu l'ideologia sottesa agli imperi coloniali e quindi è profondamente ingranato nella cultura anglofona, si potrebbe dare una risposta di semplice buon senso, che non basta cambiare l'etichetta sul barattolo per cambiare il contenuto oppure si potrebbe dare una risposta storica, dicendo che gli Africani trapiantati in Europa o in America hanno sempre cambiato nome, prendendo quello del padrone se schiavi o quello di personaggi famosi, città, eccetera, se liberi (es. George Washington).

      La cosa più importante però è che Francesco gode al pensiero che l'Europa sia re-ingegnerizzata con l'immigrazione. Ovvero la sua domanda non dovrebbe essere "cosa avevano di africano" ma "cosa avevano di inglese". Cosa è rimasto nell'Inghilterra del 2018 dell'Inghilterra di prima?

      Tempo fa conversavo con una signora scozzese sul fatto che fino al Settecento gli Italiani e gli Scozzesi mangiavano più o meno le stesse cose. Poi con l'avvento delle culture amerinde (patata, mais, pomodoro, peperone, ecc) e con la rivoluzione industriale, le due tradizioni si sono separate. Con una differenza però, importantissima.
      Mentre in Italia fino a poco fa si conservava memoria delle abitudini arcaiche, la Scozia ha rimosso completamente la sua Storia, la gente non ha idea di cosa mangiassero prima che ci fossero i supermercati e i mcdonalds. Non solo, gli scozzesi sono ormai convinti che le spezie indiane o le polpette mediorentali facciano parte della cucina locale.

      Allora se io pollo speziato alla maniera indiana lo chiami, che ne so, "yellow chicken" diventa un piatto scozzese? Secondo i tipi come Francesco si. Non solo non si rende conto di niente, è fermamente convinto che se io affermo il contrario, sono pazzo.

      Qui veniamo ad un'altra abitudine, questa tipica delle ideologie totalizzanti. Chiunque dissenta DEVE per forza essere pazzo, perché solo un pazzo rifiuterebbe il "paradiso del popolo" che le dirigenze illuminate ci preparano. Quindi chi oserebbe obbiettare che una squadra di africani non rappresenta l'Italia? Un pazzo.

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    6. Tanto è vero che l'ho visto coi miei occhi e sentito con le mie orecchie tale Fassino, ex primadonna del PCI e decadenze successive, affermare che l'Italia del pallone per risollevarsi ha bisogno dello Jus Soli.

      Ovvero, importiamo calciatori africani, gli cambiamo in nome in Mario Rossi, Luigi Bianchi, Franco Brambilla e oplà, qualificazione assicurata la prossima volta.

      Perché? Pagheranno le nostre pensioni, fanno i lavori che non vogliamo fare. Certo, l'orgasmo massimo verrebbe col "profugo" che dalla nave ONG assurge agli onori della nazionale di calcio. Si potrebbero fare le selezioni sul molo.

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  3. @ Mr KeysSmasher

    Il tuo commento delle 21:39 gronda talmente di buon senso che devi essere o pazzo o malvagio (corruttore di costumi) ...
    Diceva il buon Sartori buonanima (come mi manca!): "La diffidenza verso il diverso o l'estraneo è iscritta nei nostri geni." Siamo animali, talvolta razionali, ma per natura diffidenti, se no gli altri ci mangiano. Si può familiarizzare, diventare poi persino amici, ma per cominciare conviene mantenere le distanze, non si sa mai. Invece ora è tutto un invito ad andare contro natura: la diversità è ricchezza, non dobbiamo avere paura o timore degli sconosciuti, buttategli le braccia al collo, aprite cuore e borse. Perché no, ma bisogna prima conoscersi un po', no? È noto che in inglese non esiste la forma di cortesia, si danno tutti del tu, puoi dare del tu anche al presidente degli Stati Uniti. Ma non credo che ti cederà la sedia dello studio ovale. Cioè anche nei paesi anglosassoni le distanze ci sono eccome, anche se si danno del tu.
    Per via del peccato originale e della natura corrotta eravamo tutti tendenzialmente depravati. La Chiesa teneva conto del nostro stato di peccatori (anzi le faceva comodo, poteva elargire assoluzioni e darsi un tono, se no che ci stava a fare). Ora invece proclama la fratellanza obbligatoria senza se e senza ma, d'accordo con D'Alema e Fassino, la Boldrini, Strada, giudici ecc.

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    1. Un dettaglio non secondario: una certa parte della nostra storia si svolge prima della cristianizzazione e, stante la separazione tra Dio e Cesare, parallelamente al Cristianesimo.

      Tanto è vero che il pensiero scientifico che contraddistingue la modernità si è sviluppato DENTRO il Cristianesimo e non si è sviluppato da nessuna altra parte, ne nell'Islam in cui la dottrina religiosa è anche Legge, ne nell'oriente mitizzato negli Anni Settanta come fonte della saggezza.

      L'aria che tira oggi per cui non si distingue il Papa da Gino Strada NON è la "normalità", tanto meno la tradizione. In linea teorica mi sarei aspettato una certa resistenza della Chiesa rispetto alla ideologia "liberal" con tutti i suoi corollari ma evidentemente gli alti papaveri del Vaticano sono pappa e ciccia se non parte delle famose Elite Apolidi e i parroci è gente che avrebbe potuto andare nei centri sociali.

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    2. Ti ringrazio per l'apprezzamento, Sergio.
      Mi permetto una nota: in inglese you vale in modo indistinguibile tanto per tu quanto per voi. Quindi potremmo pure affermare che gli anglofoni sono usi a darsi del voi (come si faceva in tutt'Italia fino a non molto tempo fa e come ancora si fa in certe zone). Che dici?

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    3. You = tu/voi. Mah, direi che you è you, cioè tu. L'inglese ha questa caratteristica, difetta di una chiara forma di cortesia a differenza di it. fr. sp. td. (delizioso lo spagnolo Usted/Ustedes = Lei/ Loro - Usted è contrazione di Vuestra Merced). Ma come detto sopra "c'est le ton qui fait la musique". Rivolgendomi al presidente americano non gli darò una pacca sulla spalla (come ha fatto Macron con Bergoglio) trattandolo da frère cochon. La distanza tra lui e me c'è e si nota, è giusto che si noti, nonostante il tu. Tu o non tu, "lui è lui e io non sono un c...o".

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    4. > You = tu/voi. Mah, direi che you è you, cioè tu

      No.
      Con la semplificazione (o, meglio, "rozzizzazione") della lingua inglese come lingua semplice per le varie genti dell'impero, il tu (thou) è stato sostituito dal voi (you).
      In rete potete trovare anche la coniugazione per la seconda persona singolare, in genere con il suffisso -st (come in un altra lingua sassone importante, il tedesco).

      Quando vedete una persona e in inglese le date dello you le state dando del voi.

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  4. Ho sempre scritto che razzismo e xenofobia non solo sono naturali, presenti in tutte le culture, in tutti i tempi, ma, a fronte dello tsunami migratorio, alle immigrazioni di massa [subite] sono reazioni giuste, sane, doverose.

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