domenica, febbraio 10, 2019

L'inchino del Generale


Il signor Junker incontra il Generale Graziano.
Secondo me c'era qualcosa per terra.

Commento di Repubblica:
La foto dell'ex capo di stato maggiore della Difesa italiano, Claudio Graziano, che fa un inchino un po' troppo vistoso al suo nuovo "capo", il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, sta girando vorticosamente sui siti e social collegati al mondo militare italiano.

Graziano dalla fine del 2018 è il nuovo presidente del "Comitato militare Ue", l'organismo che riunisce i capi delle forze armate dei 28 paesi europei: non è un "capo di Stato maggiore europeo", perché l'Europa unita non ha un esercito unico. Ma è comunque il principale coordinatore militare delle politiche comuni di Difesa.

La stretta di mano con "inchino" esagerato del generale Graziano è lo spunto per i suoi ex avversari italiani per attaccarlo: soprattutto sui social vicini alla Marina militare il generale viene criticato per l'eccesso di rispetto mostrato nei confronti dell'autorità politica europea. E in tempi di "sovranismo" anti-europeo, anche tra i militari gli iper-nazionalisti sono portati sparare accuse per ogni atteggiamento di solidarietà con la Ue.

Il vero problema è che la foto è anche un'occasione per ricordare che mentre l'Italia si allontana dall'Europa, nel settore della Difesa (e in particolare in quello dell'industria della Difesa) i Paesi europei stanno per prendere decisioni assai importanti. Miliardi del bilancio comunitario verranno investiti in progetti che l'Italia al momento non sta discutendo adeguatamente. Per ora magari la polemica si accende sulla stretta di mano di Graziano, ma la sostanza degli investimenti europei nella Difesa la conoscono in pochi.
Mi hanno raccontato che Gesu sul patibolo disse "Padre perdonali perché non sanno quello che fanno". Non posso fare lo stesso, perché questi, tutti, lo sanno benissimo. Mi viene il mal di testa se penso a Repubblica, chi paga e perché, cosa c'è a monte e cosa c'è a valle.

Caso vuole che io abbia trascorso un anno in uniforme nella Brigata Alpina Tridentina, che (non a caso, stavolta) non esiste più. Allora cito un brano di storia, la cosiddetta "battaglia di Nikolaevka".
Alla Tridentina, unica delle divisioni italiane ancora in grado di combattere, fu assegnato il compito di iniziare l'assalto al villaggio. Particolarmente significative durante questo attacco furono le azioni dei Battaglioni "Vestone", "Verona", "Valchiese" e "Tirano". Malgrado lo sbandamento che truppe in ritirata avrebbero dovuto avere, gli italiani riuscirono a sostenere l'attacco dei sovietici maggiormente dotati di armi pesanti ed artiglieria.

In serata si unirono alle forze all'attacco i Battaglioni "Edolo" e "Val Camonica" e gli uomini della Tridentina, guidati dal generale Luigi Reverberi, riuscendo ad aprire un varco fra le linee sovietiche grazie all'impiego dell'unico carro armato tedesco ancora utilizzabile ed alla disperata lotta per sfuggire all'accerchiamento.

Dalla motivazione della medaglia d'oro al valor militare conferita a Reverberi per il suo comportamento in questa battaglia si legge:
"Alla testa di un manipolo di animosi, balza su un carro armato e si lancia leoninamente, nella furia della rabbiosa reazione nemica, sull'ostacolo, incitando con la voce e il gesto la colonna che, elettrizzata dall'esempio eroico, lo segue entusiasticamente a valanga coronando con una fulgida vittoria il successo della giornata ed il felice compimento del movimento. Esempio luminoso di generosa offerta, eletta coscienza di capo, eroico valore di soldato".
Per la cronaca, la "vittoria" significò che "si contarono 13.420 uomini usciti dalla sacca, più altri 7.500 feriti o congelati. Circa 40.000 uomini rimasero indietro, morti nella neve, dispersi o catturati".

Non può mancare la chiosa finale sul generale Reverberi:
Nel 1946, iniziata l'epurazione dei militari che avevano combattuto nella guerra fascista, venne denunciato per collaborazionismo dal senatore Edoardo D'Onofrio del PCI e estromesso dal servizio attivo. Dopo la guerra fu, per anni, consigliere delegato di una ditta di saponi e cosmetici.

Il cerchio si chiude. Edoardo D'Onofrio:
Allo scoppio della guerra di Spagna aderisce alle Brigate internazionali. Vi rimane fino al 1939, per poi spostarsi in Francia e a Mosca. È qui che organizza le trasmissioni radiofoniche di Italia libera una volta scoppiata la guerra mondiale.

Dirige poi il settimanale l'Alba, redatto per i prigionieri italiani in Russia, dopo la disastrosa ritirata delle nostre truppe. Al suo ritorno in Italia nel 1944, D'Onofrio viene incaricato di organizzare il PCI in Sicilia e alla liberazione di Roma diventa segretario regionale del suo partito per il Lazio. Già dal 1945 diventa membro della Commissione Centrale del PCI e nel 1947 entra a far parte della segreteria, col compito di dirigere l'Ufficio quadri.

Nessun commento:

Posta un commento